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Il meccanismo giustifica in modo soddisfacente la formazione dei bulbi galattici e dei loro dischi; giustifica anche la selezione spaziale delle popolazioni stellari, poiché dimostra che le proto-condensazioni che dettero origine agli ammassi globulari e alle stelle singole,si sottrassero all'appiattimento cui andò incontro la componente diffusa, poiché esse rimasero isolate da ogni futura interazione con quella, e in libera gravitazione secondo orbite comunque orientate. Questa prima generazione stellare andò perciò a delineare i sistemi a simmetria sferica degli aloni galattici, costituiti da stelle di popolazione II (variabili RR Lyrae e giganti rosse) vecchie di età e povere di elementi metallici. Al contrario, nei dischi, l'abbondanza di materiale disponibile favorì la nascita di associazioni di astri di grande massa, destinate ad evolvere rapidamente in supernovae che andarono ad arricchire di elementi chimici complessi la locale componente diffusa. In corrispondenza con i dischi galattici, le successive generazioni di stelle furono perciò caratterizzate dall'abbondanza di giganti e supergiganti blu (tipi O, B, A) e di astri chimicamente complessi (tipi A, F, G e stelle peculiari) vale a dire dalle stelle che vanno annoverate nella popolazione I, cui il Sole appartiene. Una classifica più rigorosa delle tipologie introduce in realtà maggiori dettagli, in quanto specifica fra popolazione I estrema e vecchia popolazione I, fra popolazione II di alone e popolazione II intermedia e, infine, popolazione del disco, in quanto attribuisce le differenti varietà al concludersi di fasi evolutive discontinue.
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Come mai, si domandano gli astronomi, questo
stadio non è stato ancora raggiunto dalla Via Lattea? Il problema
sorge nel constatare l'attuale cospicuità del suo disco equatoriale.
Con il regime di genesi stellare mantenuto nel passato, la g. avrebbe dovuto
aver esaurito da tempo il proprio materiale ISM e, con esso, i processi
per nuove formazioni di stelle. Nel frattempo, la diffusione termodinamica
avrebbe dovuto allontanare dal piano del disco le vecchie generazioni di
astri. Quindi, il sospetto che il disco della Via Lattea continui a venire
rifornito di materiale ISM esterno, sta trovando credito crescente e apre
nuove e inaspettate visioni sui reali processi evolutivi destinati a modellare
le grandi galassie. Un processo chiamato in causa riguarda la nascita per
accorpamento successivo di componenti ISM fredde e oscure, piuttosto che
a seguito della concentrazione di un'unica massa iniziale. Qualora si tratti
di componenti equivalenti, il processo generativo consisterebbe in un meccanismo
di coalescenza;viceversa, si definisce "cannibalismo" il processo
nel quale sono strutture minori a venire incorporate in una struttura più
cospicua. |
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| Le moderne osservazioni forniscono ormai numerose prove a conferma degli esiti prodotti da questi processi di accorpamento: g. dotate di due o più bulbi (NGC 4486B), oppure prive di bulbo e ridotte alle sole regioni periferiche, e anche g. in seno alle quali la scoperta di parti controrotanti (NGC 3626, NGC 4550) indica il permanere di situazioni dinamiche risalenti a organismi in origine estranei fra loro. Anche nei confronti della Via Lattea esistono convincenti indizi che essa possa essere effettivamente il prodotto della confluenza di strutture più antiche; un processo che si dimostra tuttora attivo essendosi riscontrate interazioni palesi con i suoi numerosi satelliti (le due Nubi di Magellano, le recentissime Dwingeloo 1 e g. nana del Sagittario, e le quattro o cinque g. nane del tipo Scultore). Per esempio, dalle Nubi di Magellano (1/10 della massa della Via Lattea) sussiste una corrente gassosa che trasferisce idrogeno in un disco esterno a quello galattico (e sei volte più ampio), il cui piano appare piegato da bande opposte forse a causa di influenze di natura gravitazionale, o magnetica. Inoltre, la recente individuazione di circa 200 stelle nane blu nelle regioni periferiche della Via Lattea lascia supporre che esse rappresentino i relitti di strutture minori assorbite nel passato. In questo scenario appare infine abbastanza probabile che - fra qualche miliardo di anni - la nostra g. verrà fagocitata da parte della celebre spirale M 31, in Andromeda, tre volte più massiccia. | |||||||||||||