| I bilanci della NASA cominciano ad essere ridimensionati e venne scelto di abbandonare, per ora, la stazione spaziale per concentrarsi sulla navetta. Ma i costi influiscono sulle decisioni e viene scelto un sistema con un solo veicolo aiutato al lancio da due razzi convenzionali recuperabili e che poi possa rientrare come un aereo convenzionale. | ||||
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Nel 1972 il Presidente Nixon approva il piano della costruzione che viene affidato alla Rockwell. Per la base di lancio verranno utilizzate le infrastrutture del Kennedy Space Center in Florida e le stesse rampe di lancio, adattate ed aggiornate, delle missioni Apollo per la Luna. |
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Gli Orbiter - Il primo OV (veicolo orbitale) esce dall'officina il 17 settembre 1976 e verrà chiamato OV-101 Enterprise in onore dell'astronave della famosa serie TV Star Trek. Questo orbiter servirà soltanto per le prove di collaudo di rientro sulla pista dopo essere stato portato in quota da un Jumbo 747 appositamente adattato e da lì sganciato. |
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Il secondo orbiter OV-102 Columbia esce
di fabbrica nel marzo del 1979 e compirà il suo primo volo nello
spazio il 12 aprile 1981. Intanto una struttura shuttle, realizzata soltanto
per delle prove, viene recuperata e completata diventando il terzo veicolo
costruito ed il secondo pronto per il volo. Chiamato Challenger (OV-099)
compirà il suo debutto orbitale il 4 aprile del 1983. A questi
seguiranno lOV-103 Discovery , lOV-104 Atlantis e, a sostituire
il Challenger distrutto nel 1986, lOV-105 Endeavour.
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Da cosa è composto - La navetta
della NASA è un sistema di trasporto spaziale e così infatti
viene anche chiamato: STS-Space Trasportation System. Esso è composto
dallorbiter che è il veicolo che lavora in orbita e poi rientra,
da due razzi ausiliari recuperabili a propellente solido (i booster) per
aiutare il decollo e di un grande serbatoio per lidrogeno e lossigeno
liquidi che sono i propellenti usati dai motori dellorbiter.
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I Booster - I razzi recuperabili sono
sistemati ai lati del grande serbatoio sotto la pancia della navetta.
Chiamati dai tecnici SRB (solid rocket booster), costruiti dalla Thiokol
ed alti circa 45 metri essi sono i più grandi razzi a propellente
solido che abbiano mai volato. Vengono accesi al momento 0 del conto alla
rovescia (T-0) e bruciano per 123 secondi, dopo di che si spengono a circa
50 chilometri di quota e vengono sganciati dal serbatoio principale. Lapertura
di paracadute ne frena limpatto con lOceano e qui vengono
recuperati per poter essere riutilizzati fino anche a 20 volte.
Il serbatoio esterno - I tre motori principali della navetta hanno bisogno per funzionare di uningente quantità di idrogeno ed ossigeno liquidi entrambi stivati nel grande serbatoio attaccato alla navetta stessa e chiamato ET (External Tank, serbatoio esterno). Costruito dalla Martin Marietta è alto 48 metri ed è in lega di alluminio. Purtroppo questo è lunico elemento del sistema di trasporto spaziale che va perduto ad ogni missione. Infatti consumate le 704 tonnellate di propellenti che contiene, a 103 chilometri di altezza viene sganciato dalla navetta e precipita con una traiettoria stabilita sullOceano Indiano dove brucia allattrito con latmosfera. LOrbiter - la vera meraviglia dello shuttle sono i tre motori principali dellorbiter chiamati SSME (Shuttle Spacecraft Main Engine, motori principali astronave), infatti oltre ad essere fra i più potenti motori ad idrogeno ed ossigeno liquidi mai costruiti hanno la capacità di poter essere riutilizzati circa 50 volte. Unaltra capacità è quella di poter essere orientati e la loro potenza regolata dal 50 al 109 per cento. Quando, dopo 8 minuti dal lancio, i tre grandi motori SSME vengono spenti la navetta non è ancora collocata definitivamente nella sua orbita. Lultimo lavoro di inserzione orbitale viene compiuto da altri motori sistemati in coda allorbiter di fianco a quelli principali. Questi sono gli OMS (Orbital Maneuvering Subsystem, sottosistema di manovra orbitale) e sono costruiti dalla McDonnell Douglas.Il loro ruolo nella missione è rilevante perché oltre allinserimento orbitale permettono di rendere circolare lorbita , consentono dei trasferimenti su orbite diverse e il randez-vous con altri mezzi spaziali e per ultimo rendono possibile luscita dallorbita ed il rientro a Terra. |
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Anche gli OMS sono progettati per poter compiere circa 100 missioni. Per ultimi troviamo i piccoli motori di manovra chiamati RCS (Reaction Control System, sistema di controllo a reazione) , sono una quarantina e sono posti nel muso e nella coda dellorbiter e servono per tutte le manovre più precise e delicate compresi i randez-vous.La struttura della navetta è divisa in cinque sezioni principali: una è la parte anteriore che ospita la zona abitata dagli astronauti, poi cè la parte intermedia costituita dallenorme stiva di carico coperta da due portelloni apribili e nella zona posteriore i cinque motori (3 SSME e 2 OMS). A questo va poi aggiunto il timone verticale e le due tozze ali a delta. La navetta non potrebbe resistere al calore sviluppato al momento del rientro con lattrito dellatmosfera e quindi tutto il suo scafo è rivestito da migliaia di mattonelle in materiale siliceo. Solo con questo modo si è riusciti a far si che lorbiter riesca a sopravvivere ai circa 1500° centigradi che raggiungono alcuni suoi punti dello scafo al rientro. A bordo lenergia necessaria per manovrare le valvole dei motori, far uscire i carrelli, muovere le superfici aerodinamiche viene fornita da tre unità che usano lidrazina e sono chiamate APU mentre i computer, il braccio robotizzato e tutta lenergia elettrica di cui cè bisogno a bordo viene fornita da tre celle a combustibile che funzionano grazie ad una reazione chimica e danno come sottoprodotto acqua che può essere bevuta dagli astronauti. Sono ben cinque i computer di bordo che permettono di poter controllare questa straordinaria macchina ed anche con uno solo funzionante il rientro a Terra è possibile. Le comunicazioni radio con la navetta vengono tenute, oltre che dalla rete fissa a Terra di antenne, anche grazie ai satelliti TDRS posti in orbita geostazionaria a 36.000 chilometri dal pianeta e permettono di poter essere in contatto costantemente. Profilo di una missione Lorbiter viene portato, dopo il rientro, nellOPF (Orbiter Processing Facility, edificio in cui viene controllato e preparato per la nuova missione) e poi trasferito nellenorme edificio, il VAB (Vertical Assembly Building), in cui venivano assemblati i giganteschi vettori Saturno. Qui viene posto in posizione verticale ed unito al serbatoio esterno ed ai due booster. A questo punto comincia il viaggio verso la rampa utilizzando un gigantesco trattore e dopo 24 ore di countdown avviene il lancio. A T-3 secondi si accendono gli SSME ed a T-0 i due SRB. Lo shuttle decolla e dopo un breve tratto verticale inclina la sua traiettoria ed arrivato a 50 chilometri e trascorsi due minuti e 24 secondi dal lancio i due SRB si distaccano ricadendo nellOceano Atlantico a 260 chilometri dalla base di lancio appesi a tre giganteschi paracadute. La navetta con la sua grande riserva di propellente prosegue la sua corsa ed allo scadere degli otto minuti e 39 secondi spegne i tre SSME e sgancia lET. A questo punto lorbiter viaggia a 28.000 chilometri lora e due accensioni di un minuto dei due OMS permetteranno di rendere lorbita circolare ed una quota fra i 250 e 500 chilometri a seconda della missione. A questo punto i due grandi portelloni della stiva vengono aperti permettendo ai radiatori posti su di essi di raffreddare i vari componenti elettronici della navetta e per esporre il carico utile, che può essere composto da satelliti da immettere in orbita o esperimenti, al vuoto dello spazio. |
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Il vano di carico dello shuttle è lungo 18 metri
e largo 5 e può trasportare un carico fino a 30 tonnellate di peso.
La permanenza in orbita può prolungarsi fino a 20 giorni, se necessario,
anche se una missione media dura di solito sui 7/9 giorni . Una volta
terminata la missione il vano di carico viene richiuso e la navetta viene
orientata con la coda verso il senso di marcia e per poco più di
due minuti vengono azionati i due motori OMS. In tal modo, generando una
reazione contraria alla normale direzione di volo, lo shuttle rallenta
la sua corsa di circa trecento chilometri orari. Prevalendo la forza di
gravità il veicolo si abbassa, esce dallorbita ed inizia
il tragitto verso la base di atterraggio. Ritornato nella posizione normale
con la prua in avanti e leggermente sollevata così mantenuta dai
piccoli motori dassetto RCS sino ad una quota di 120 chilometri.
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Qui inizia la seconda fase del rientro, la più
difficile per certi aspetti, perché è a tale altezza che
inizia "ufficialmente" latmosfera. La navetta volando
alla velocità di 28 mila chilometri orari possiede una grande energia.
Incontrando quindi gli strati atmosferici a tale velocità, la resistenza
aerodinamica che si sviluppa è altissima e si trasforma in calore,
che può raggiungere la temperatura di 1540° centigradi in alcuni
punti dello scafo.
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La ionizzazione dellaria crea uno scudo intorno alla navetta che impedisce il collegamento radio per circa 12 minuti. Quando esce dal silenzio radio lo shuttle è a circa 12 minuti dallatterraggio (touchdown) e ad unaltezza di 55 chilometri, a 885 dalla pista e vola alla velocità di 13 mila chilometri orari. Una serie di ampie virate ad otto riescono a ridurre la velocità però lo shuttle scende ancora a circa 3000 metri al minuto e con uninclinazione del muso verso lalto di circa 20°. Quattordici secondi prima di toccare la pista scendono i carrelli e finalmente lo shuttle atterra ad una velocità di circa 350 chilometri orari e dopo pochi secondi si apre un paracadute che lo frena ulteriormente. Dopo circa 3000 metri di pista la navetta è ferma, il volo spaziale terminato. |
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