Pugilato
Sport individuale nel quale due
concorrenti, dotati di guantoni, si affrontano colpendosi con i pugni su una pedana
quadrata (ring) delimitata lungo il suo perimetro da funi tese da quattro pali imbottiti.
Il pugilato viene praticato a livello sia dilettantistico sia professionistico, ed è
suddiviso in categorie in base al peso dei concorrenti: minimosca (48 kg per i
dilettanti e 49 per i professionisti); mosca (51 kg per entrambi); gallo (54 e
53,5 kg); piuma (57 per entrambi); superpiuma (59 solo per i professionisti); leggeri
(60 e 61 kg); superleggeri (63,5 kg per entrambi); welter (67 e 66,6 kg);
medi (75 e 72,5 kg); mediomassimi (81 e 79 kg); massimi leggeri (86 kg solo
per i professionisti); massimi (91 e oltre 86 kg); supermassimi (oltre 91 kg
solo per i dilettanti). Gli incontri di pugilato vengono disputati su 3 riprese della
durata di 2 minuti ciascuna per i dilettanti, mentre i professionisti si affrontano in
6-12 riprese di 3 minuti ciascuna: in entrambi i livelli le pause tra le riprese sono di
un minuto.
L'obiettivo agonistico del pugile è quello di colpire con i pugni
l'avversario nelle zone del corpo consentite dal regolamento, cercando
di atterrarlo e di porlo fuori combattimento. Vince l'incontro il pugile che, al termine
dei tempi regolamentari, ottiene più punti, assegnati in base al numero e alla qualità
dei colpi inferti all'avversario, al grado di combattitività dimostrato, alle qualità
difensive, alla tecnica e allo stile di combattimento. L'incontro può terminare prima del
limite se: uno dei due pugili è stato atterrato e non si è rialzato prima della fine
conteggio dell'arbitro (8" per i dilettanti e 10" per i professionisti); un
concorrente viene giudicato non più in grado di proseguire l'incontro per manifesta
inferiorità, per ferite o per altre ragioni; uno dei pugili abbandona il combattimento, o
i suoi secondi "gettano la spugna" per chiedere la fine dell'incontro; uno dei
pugili viene squalificato dall'arbitro. I punti vengono assegnati da una giuria formata da
sei arbitri, dei quali uno è sul ring e gli altri cinque lungo i bordi del quadrato. La
giuria considera validi solo i colpi portati con la parte frontale del guantone e che
colpiscono l'avversario nella parte anteriore e laterale della testa e del tronco, al di
sopra comunque della cintura. Non sono ammessi e sono puniti i colpi portati: al di sotto
della cintura; alla parte posteriore della testa, del collo e dei reni; con qualsiasi
parte del corpo che non sia quella anteriore del guantone; trattenendo l'avversario;
mentre l'avversario è a terra o si sta rialzando.
Storia
Nell'antica Grecia il pugilato riscuoteva una vasta popolarità ed era inserito nelle discipline ufficiali dei Giochi olimpici. Anche a Roma il pugilato era molto praticato e, in luogo dei guantoni, per coprire le mani venivano utilizzate strisce di cuoio rinforzate con borchie di metallo, particolarmente pericolose. Dopo la caduta dell'impero romano il pugilato perse popolarità, e si dovette attendere il XVII secolo per rivedere qualche testimonianza di questa disciplina in Inghilterra.
Alla metà del XVIII secolo il britannico John Broughton stabilì un primo regolamento ufficiale (London Prize Ring Rules) che rimase in vigore sino al 1865, quando fu sostituito dalle regole codificate del marchese di Queensberry, che introdussero l'uso dei guantoni e fissarono la durata delle riprese in 3 minuti. Nel XX secolo il pugilato professionistico ha preso sempre più piede e il regolamento è stato via via modificato per garantire una maggiore sicurezza ai pugili.
Boxe professionale
A partire dagli anni Settanta si è assistito a
una proliferazione di federazioni e di enti pugilistici internazionali. Nel 1968 da una
scissione interna al WBC (World boxing council) nacque la WBA (World boxing association).
Tale sovrapposizione di competenze creò confusione nel mondo della boxe perché ogni
associazione organizzava gare per le proprie categorie e di conseguenza nominava i propri
campioni. In seguito la situazione venne ulteriormente complicata dalla creazione della
IBF (International Boxing Federation) nel 1984, e dalla WBO (World Boxing Organization),
nel 1988.
Tra i pugili che hanno fatto la storia della boxe si ricordano: Jack Dempsey, Georges Carpentier, Joe Louis, Floyd Patterson, George Foreman, Muhammad Ali o Cassius Clay, Sugar Ray Robinson, Roberto Duran, Sugar Ray Leonard, Julio Cesar Chavez, Jake La Motta, Carlos Monzón, Mike Tyson, Marvin Hagler.
Il pugilato è stato ammesso alle Olimpiadi per la prima volta nel 1904 (Saint Louis, USA): le gare ai Giochi olimpici sono riservate solo agli atleti dilettanti. Nel 1946 fu fondata la IABA, International Amateur Boxing Association, che governa il pugilato a livello dilettantistico. In Italia il pugilato è rappresentato dalla FPI (Federazione Pugilistica Italiana), che vanta una grande tradizione. Tra i più grandi pugili italiani si ricordano Primo Carnera, Duilio Loi, Sandro Lopopolo, Sandro Mazzinghi, Bruno Arcari, Nino Benvenuti, Rocco Mattioli, Patrizio Oliva, Gianfranco Rosi.