Nato il 17 Aprile 1954. Nella sua lunghissima carriera Patrese ha corso per le squadre di serie B e per i top team, distinguendosi sempre per tenacia, velocità e sfortuna. Non ci sono imprese epiche né grande fortuna nel passato del ragazzo di Padova. All'inizio della carriera correva per squadre disastrate che ne rendevano difficile la visibilità, ma è riuscito, nonostante tutto, ad affacciarsi alla pole position con la Arrows dei primissimi anni '80. E a metà degli anni '80 il pubblico e i media italiani preferivano Michele Alboreto a lui. E poi, quando al termine della carriera, è approdato in un top-team e ha potuto esprimere se stesso e il proprio talento, era in squadra con Nigel Mansell.
Ma a leggere bene gli anni di Riccardo Patrese si trova tanta storia della Formula 1 moderna. E ci sono tre momenti indimenticabili, ma negativi per lui. Sono Monza '78, Imola '83 ed Estoril '92. A Monza Patrese fu vittima della peggiore vigliaccata che i piloti di Formula 1 e la loro associazione abbiano mai commesso nei confronti di un collega. Ricordo la confusione e l'incidente che coinvolse un numero incredibile di vetture. Il giorno dopo Ronnie Peterson, uno dei piloti più apprezzati di quegli anni, morì all'ospedale Niguarda per le conseguenze di quell'incidente. Patrese fu accusato dai colleghi di aver innescato l'incidente con una manovra azzardata e fu considerato per gli anni successivi "il colpevole" della morte di Ronnie Peterson. L'associazione Piloti gli impedì di prendere parte al Gran Premio successivo. Patrese aveva allora 24 anni ed era uno dei piloti più giovani della Formula 1.
Alcuni anni dopo fu poi stabilito che non aveva alcuna responsabilità nella collisione fatale di Monza.
Di Imola '83 si è già detto: se c'è un momento nero nella storia del tifo ferrarista di questi anni, si identifica in quel Riccardo Patrese fermo alle Acque Minerali tra bandiere rosse e pubblico festante, tra fischi e scherno. Dopo i successi con la Brabham (Patrese ha vinto il GP di Monaco 1982 e il GP del Sudafrica per il team di Bernie Ecclestone), sono arrivati gli anni bui in Alfa Romeo e di nuovo in Brabham, culminati nella morte di Elio De Angelis, nel 1986, ma caratterizzati sempre dai buoni rapporti con i compagni di squadra, dallo stesso Elio a Eddie Cheever.
La Williams era una delle squadre più importanti e più stimate della Formula 1, ma
dal 1988 non sarebbe stata la più competitiva. Riccardo fece il suo dovere con onestà,
arrivando a vincere alcune gare. Nel 1990 arrivò a prendersi la più bella rivincita
della sua carriera, vincendo, in un tripudio di folla finalmente rispettosa e contenta, il
Gran Premio di San Marino. Era l'anno del duello Prost su Ferrari-Senna su McLaren, ma il
ragazzo di Padova aveva conquistato il rispetto e l'affetto dell'Italia, diventandone il
suo più popolare rappresentante in Formula 1.
Nel 1992 ci fu lo spettacolare incidente dell'Estoril causato da Gerhard Berger, che al fianco di Ayrton Senna, in McLaren, si distinse in varie scorrettezze gratuite. Poco prima dell'ingresso della corsia d'ingresso ai box l'austriaco strinse contro la Williams di Rick. Il contatto fu inevitabile e la vettura dell'italiano decollò esibendosi in varie carambole, prima di andare a cadere a pochi centimetri dal muretto di box e si sfiorò la tragedia.
Non si può dire che la sua carriera abbia subito il declino. Rick ha lasciato al momento giusto. Approdato alla Benetton alla vigilia dell'era Schumacher, a quasi 40 anni, affettuosamente chiamato "il nonno", ha preferito lasciare il Circus con i suoi record e la sua lunghissima storia di pilota italiano e per questo non troppo fortunato.