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IL MERIDIONE
Il problema del meridione in Italia, di cui si erano occupati sia uomini politici e storici, come Nitti, Fortunato, Villari, Salvemini, Gramsci e altri, sia letterati di rilievo come Verga, Capuana e il primo Pirandello, ebbe origine con la formazione stessa dello stato unitario e, fino alla Prima Guerra Mondiale, la vita politica italiana non riuscì a dargli una soluzione adeguata, mentre il fascismo, non solo non risolse le difficoltà della classe contadina del sud, ma le aggravò grazie ad una politica che favorì le classi al potere.
Le prime denunce dellarretratezza e della miseria in cui vivono i contadini nel sud dellItalia, vengono da scrittori meridionali o da scrittori settentrionali come Carlo Levi, che, essendo stati confinati dal regime fascista, sono entrati in contatto con le realtà più desolate del sud e le hanno raccontate nelle loro opere.
Diverse sono ovviamente le impostazioni degli autori: si va da chi, pur denunciando le assurdità della miseria e dellignoranza dei contadini del sud, resta stupito, attonito di fronte a questo mondo come davanti ad una realtà mitologica, ad una cultura da salvaguardare (Carlo Levi), a chi va incontro a quel mondo per fuggire il proprio vuoto esistenziale e, in un racconto che oscilla tra il reale e il surreale, ne denuncia la povertà e la miseria (Vittorini); da chi, con sorridente e critica ironia descrive la vita della classe borghese meridionale, i suoi vizi, pregiudizi e drammi interiori (Brancati), a chi con una precisa consapevolezza ideologica affronta il problema del meridione in chiave di conflitto sociale (Jovine, Bernari e il primo Silone).
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