L'impegno politico


La problematica relativa all’impegno politico è uno dei temi più discussi ed importanti della storia del neorealismo perché coinvolse tutti gli intellettuali del tempo sia nella produzione letteraria, sia nella saggistica che nella pubblicistica politica. Lo sviluppo del neorealismo ebbe almeno due fasi importanti: una prima, caratterizzata da una creatività spontanea, che va fino al 1947/48, e una seconda più condizionata dalla presenza del PCI., sia che ci fosse piena adesione ad esso, sia che si fosse in un atteggiamento di polemica e di dialettica con esso.

Le cause di questa evoluzione sono legate sia a fatti storici che a eventi politico-culturali. Il fatto storico di rilievo fu la vittoria della Democrazia Cristiana nelle elezioni politiche del 1948, vittoria che fu vista dalle forze della sinistra come un momento di regresso nei confronti degli ideali della resistenza e che imponeva una nuova lotta e un nuovo tipo di impegno politico dell’intellettuale all’interno del partito. L’evento di natura culturale fu la pubblicazione dei Quaderni dal Carcere di Gramsci che provocò un ampio dibattito sulla funzione dell’intellettuale nella società e nel partito. Naturalmente non tutti, aderirono, come fecero Jovine e Pratolini, alle tesi della direzione del partito e, mentre alcuni per le caratteristiche della loro personalità poetica assunsero gradualmente posizioni differenziate senza traumatici distacchi dal partito, altri, come Vittorini, assunsero aperte posizioni di polemica. rivendicando l’autonomia dell’arte e della letteratura da indirizzi ideologici predeterminati e rifiutandosi di “suonare il piffero alla rivoluzione”.


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