L'ANTIFASCISMO


La letteratura italiana sull’antifascismo è particolarmente vasta, come intenso è stato il movimento politico che si oppose al fascismo nel ventennio della sua permanenza al potere e poi durante la resistenza; anche per questo motivo essa è articolata come articolate sono le forze politiche antifasciste che operarono sia in Italia che in Europa e va analizzata globalmente non solo nella sua espressione più specificatamente letteraria ma anche nelle sue espressioni legate alla saggistica e alla pubblicistica politica. E’ necessario infatti tenere presente l’opera di Croce, Gobetti, Salvemini, dei fratelli Rosselli, di Gramsci e del cattolicesimo democratico per capire il clima culturale dell’epoca di cui si nutrirono sia gli autori che operarono in Italia sia quelli che furono costretti all’esilio per motivi politici.
Dal nome dei teorici e degli storici citati si può dedurre facilmente che la letteratura italiana sull’antifascismo non ebbe un’impostazione uniforme e fu caratterizzata da un pluralismo di posizioni legato alle personali convinzioni dei singoli scrittori; si ebbero così da una parte scrittori che denunziarono le contraddizione e la miseria in cui versava il paese senza comunque aderire direttamente ad un progetto politico alternativo (C. Levi, Alvaro, Moravia), dall’altra scrittori che sono in atteggiamento polemico o almeno dialettico con il PCI e oscillano fra l’adesione al progetto politico e culturale del partito e il recupero della propria indipendenza e autonomia di pensiero (Vittorini, Pavese, Silone) , e infine scrittori che aderiscono pienamente alla linea politica del partito secondo quanto era stato teorizzato da Gramsci e Lukacs (Fenoglio, Jovine, Pratolini).


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