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Regista, nato a Milano il 13 novembre 1914. Di famiglia piccolo-borghese, figlio del musicista Felice Lattuada, ben presto si interessò a problemi artistici e culturali e, studente di liceo, entrò a far parte della redazione di "Camminare ... ", un quindicinale d'avanguardia di tendenza antifascista. Iscrittosí alla facoltà di architettura, si occupò anche di pittura, di letteratura e di cinema, come scenografo e collaboratore artistico, e iniziò insieme a Mario Ferrari e Luigi Comencini quel reperimento di film d'archivio che darà origine alla Cineteca italiana. Nel 1938 entra nella redazione di "Corrente" e vi scrive articoli vari, di letteratura, cinema ecc.; nel 1940 è aiutoregista e sceneggiatore di Piccolo mondo antico (M. Soldati) e l'anno successivo di Sissignora (F. M. Poggioli). Con Giacomo l'idealista (1942), tratto dal romanzo omonimo di Emilio De Marchi, esordisce nella regia, inserendosi in quella corrente del "cinema calligrafico e letterario" che in quegli anni alcuni dei registi italiani piú interessanti seguono con successo, come Mario Soldati, Ferdinando Maria Poggioli e Renato Castellani, e che sarà una delle costanti della sua arte. Alla letteratura infatti egli tornerà spesso nel corso della sua carriera artistica, a partire già dal suo secondo film, La freccia nel fianco (1944), tratto dal romanzo omonimo di Luciano Zuccoli. Le sue opere principali, per la cura della realizzazione, il fine gusto decorativo, la sapiente condotta degli attori e l'intelligente lettura del testo d'origine, sono ispirate tutte a romanzi e testi letterari, come Il delitto di Giovanni Episcopo (1947), da Gabriele D'Annunzio; Il mulino del PO (1949), da Riccardo Bacchelli; Il cappotto (1952), da Nikolaí Go-gol; La lupa (1953), da Giovanni Verga; La tempesta (1958), da Aleksandr Pugkin; Lettere di una novizia (1960), da Guido Piovene; La steppa (1962), da Anton Cechov; La mandragola (1965), da Niccolò Machiavelli. Tuttavia anche quando ha affrontato temi e soggetti contemporanei, non tratti da opere letterarie, a volte ha saputo cogliere con vigore e acutezza l'essenza di una situazione o i lati complessi di un carattere, come ne La spiaggia (1954), in Guendalina (1957) o in Mafioso (1962). Regista composito ed eclettico, ma sempre vigile e formalmente corretto, Lattuada ha saputo, píú e meglio di altri registi letterati, trasferire nell'immagine cinematografica i fermenti culturali della sua formazione artistica e letteraria, dando alle sue opere una solida base culturale e inserendole in una cornice spettacolare fine e di gusto. Tra le commedie ironiche ed amare degli anni '70 ha un posto a parte Venga a prendere il caffè da noi (1970), convincente e grottesco ritratto di un'atmosfera provinciale, mentre La cicala (1980) segnò il ritorno ad un cinema modellato sul melodramma e sul fotoromanzo. Intanto Lattuada trova il tempo di scrivere poesie e racconti, di pubblicare taccuini di viaggio e libri di fotografie. È presidente e co-fondatore della Cineteca Italiana. Per la rete 2 della RAI ha realizzato nel 1985 un Cristoforo Colombo in quattro puntate. FILMOGRAFIA 1946 - Il bandito PREMI 1947-48: Nastro d'argento ex acquo per la miglior regia (Il delitto di Giovanni Episcopo) |
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