VINO E PANE
di Ignazio Silone

Vino e pane è il secondo romanzo scritto durante l'esilio, pubblicato a Zurigo nella traduzione tedesca di Adolf Saager col titolo di Brot und Wein nel 1936; fu bollato dalla stampa fascista come una codarda diffamazione del popolo italiano; ma in realtà era, anch'esso, un libro di testimonianza e di denuncia. Protagonista è qui Pietro Spina, la cui figura coincide con l'agitatore politico che appare alla fine di Fontamara, per cui Berardo si sacrifica. Pietro è un giovane intellettuale di estrazione borghese, che è andato in esilio per aver abbracciato un'ideologia rivoluzionaria e in cerca di qualcosa di diverso dal pane e dal vino del suo paese. Ma ora è tornato dall'estero, malato e in condizioni di pericolo, perché il regime vigila su questi fuorusciti. Nella capanna di Cardile, lo cura un suo vecchio compagno di studi, che ora fa il medico e cerca una sistemazione nel regime. I due hanno studiato insieme sotto la guida di un vecchio prete antifascista, don Benedetto, ora messo in pensione perché sospetto alle autorità politiche. Ma per evitare i sospetti, Pietro è costretto a lasciare la capanna di Cardile e, travestito da prete, si trasferisce a Pietrasecca, dove trova alloggio nella locanda di Matalena. Qui conosce Bianchina e la guarisce da una procurata infermità. Il povero Pietro vive in paese circondato dalla stima della gente, che vorrebbe da lui le prestazioni religiose, da cui, però, egli si dichiara esente, in quanto, trovandosi lì per ragioni di salute, non può esercitare alcuna funzione religiosa. Lì conosce personaggi e famiglie, tra cui quella di Cristina, a cui si lega con una profonda comunione di idee e di sentimenti. Pietro, che intanto ha assunto il nome di don Paolo Spada, spesso si trova a dibattere temi politici e morali, come la fede, la rivoluzione, la giustizia, finché non decide di riprendere contatto con l'ambiente rivoluzionario di Roma, con l'aiuto di Bianchina. Si reca egli stesso a Roma, dove va in cerca di un compagno di fede politica, lo studente Murica e cerca di condurlo in Abruzzo. Ritorna a Fossa nei giorni dello scoppio della guerra etiopica e assiste ad un'adunata fascista, in cui le autorità locali, tra discorsi retorici e pranzi lussuosi, inneggiano alla guerra. In questa occasione di follia pubblica egli scrive sui muri "ABBASSO LA GUERRA" "VIVA LA LIBERTA".
Bianchina, che si era accorta del suo gesto rivoluzionario, cura don Paolo che ha avuto una ricaduta della sua malattia; poi egli incontra don Benedetto e con lui ha un colloquio interessante secondo cui meglio riesce a vedere nella sua crisi ideologica e religiosa; e infine si incontra con Murica, da cui apprende la tragica esperienza della violenza fascista ai danni della fidanzata. Poi Murica viene preso dai fascisti e muore per le brutalità sofferte. Intanto cade la prima neve; don Paolo, che è creduto un santo, viene scoperto ed è costretto a fuggire di notte; pur essendo gravemente malato, fugge sui monti nella neve prima dell'arrivo della polizia; invano lo segue Cristina, che ormai ha saputo che egli è Pietro Spina, ma la ragazza viene sbranata dai lupi della montagna.
Tra le pagine più belle del romanzo è senz'altro quella che descrive la morte di Murica e il compianto dei genitori, come una specie di imitazione del supplizio di Cristo, in cui sacro e profano sembrano confondersi in una tragedia popolare. Del resto tutto il romanzo si presta a tal punto alla rappresentazione drammatica, che lo stesso autore ne curò una riduzione teatrale dal titolo Ed egli si nascose che fu anche rappresentata con notevole successo.