UOMINI E NO
di Elio Vittorini

Vittorini letterato autodidatta e uomo politico non fatto, però, per l'azione politica (anche se la sua attività di antifascista e di cospiratore della Resistenza è fuori discussione) come narratore sente di dover operare ugualmente per la vita sociale, per la polis, promuovendo una nuova cultura fondata su basi realistiche e popolari, una letteratura che dia speranza e divulghi la solidarietà umana. Questo sembra l'assunto e l'impegno fondamentale di Uomini e no, come si può desumere dalle ultime pagine, dopo che Enne 2 ha deciso di perdersi decidendo di attendere Cane Nero nella sua camera per ucciderlo, votandosi al sacrificio della sua vita, riducendosi nella sua stanza ad un ordigno di morte con due pistole in mano. In quelle pagine egli ci descrive un operaio che, coinvolto in un'azione partigiana, non riesce ad uccidere un giovane tedesco perché si è commosso al vederlo troppo triste e non ha avuto la forza di uccidere un suo simile, un operaio come lui.
Tale solidarietà umana è il segno della speranza che Vittorini intravede tra gli uomini dopo la guerra e la lotta partigiana. E tutto questo romanzo della lotta partigiana, lungi dall'essere l'epopea della guerra di liberazione, vuole ricercare il significato profondo di quell'esperienza umana e politica, dello scacco finale di Enne 2 che, vedendo frustrata la sua aspirazione ad una vita autentica, dopo che Berte, la donna amata da lui, ha scelto l'uomo da lei non amato, decide di perdersi in una sorta di suicidio eroico, in cui la disperazione amorosa si riscatta nell'uccisione di Cane Nero, il terribile nazifascista che decideva a suo talento della morte dei partigiani per offrirli alla morte o al pasto del suo cane.
Per questo partigiano filosofo ciò che dà senso alla vita è la totalità d'impegno contro il male del mondo. Anche lui ragiona per categorie morali. Il male del mondo è il Fascismo che si incarna in alcuni uomini, tra cui Cane Nero è il rappresentante più tipico; resistere contro questo male fino al rischio della vita è garanzia assoluta di bene e di verità. La Resistenza, in questo senso, da fatto storico e contingente, diventa una categoria morale, una speranza in un mondo migliore, in cui il male scomparirà. In fondo, tutto Uomini e no si spiega in questo tentativo di rendere assoluti fatti e personaggi che conservano insieme tutte le loro connotazioni storiche. Lo vediamo nell'aspetto che assumono certi personaggi, manicheisticamente divisi in buoni e cattivi (uomini e no, appunto), come Enne 2 da una parte e Cane Nero dall'altra; o da certi dialoghi tra i partigiani...
La tecnica del rallentamento del dialogo, attuato mediante frequenti ripetizioni al fine di elevarlo in un'atmosfera soprareale, in una quarta dimensione è usatissima in tutto il corso del racconto, fino a dare talvolta l'impressione della falsità, della maniera. Molti critici parlano, a questo proposito, dell'influenza di tecniche narrative americane (Saroyan, Faulkner, Hemingway); ma è forse più opportuno osservare come tra i dialoghi di Uomini e no e di Conversazione non ci sono differenze sostanziali (BRIOSI). Semmai il tono del dialogo è impostato sulla tecnica dell'adagio, che qui viene sviluppata fino alle estreme conseguenze stilistiche.