SE QUESTO E' UN UOMO
di Primo Levi

Narra le esperienze dell’autore di deportato nel Lager nazista di Buna-Monowitz nei pressi di Auschwitz. Le tappe principali di tale vicenda vanno dall'arresto avvenuto la notte del 13 dicembre 1943, fino al momento della liberazione dal Lager la mattina del 27 gennaio del 1945. Le esperienze vengono presentate dallo scrittore seguendo il filo del suo racconto che assume di volta in volta, un andamento diverso: quello del resoconto, in cui gli avvenimenti ci vengono esposti nella loro successione cronologica; quello piú aperto e disteso che procede per associazioni di memoria, in cui l'autore ci presenta la vita nel campo attraverso una serie di quadri che includono personaggi e situazioni; quello infine di impianto diaristico, adottato nelle ultime pagine, che meglio riproduce il precipitare degli eventi e meglio si adegua alla concitazione che assume il racconto. Intitolando la sua testimonianza
La testimonianza che Levi ci affida attraverso le pagine del suo libro non è altro che una lunga meditazione sull'opera di annientamento della personalità umana (sia in senso fisico, sia, soprattutto, in senso morale), che costituisce il primo obiettivo dei campi di sterminio.
Dopo averci narrato in termini lapidari come venne catturato dai fascisti e condotto nel campo di concentramento, e dopo averci descritto attraverso pagine altamente drammatiche come gli ebrei internati nel campo accolsero l'annuncio della deportazione Levi affronta la descrizione del viaggio che lo condurrà dalla piccola stazione di Carpi, in Italia, ad Auschwitz nell'Alta Slesia.
Giunti a destinazione, il meccanismo dell'annientamento si mette subito in moto: è il primo episodio di una lunga serie di eventi analoghi il cui unico scopo è quello di giungere, per gradi, alla totale eliminazione dei deportati. Coloro che sono in grado di essere utilizzati come mano d'opera fino allo sfruttamento completo di ogni umana risorsa, vengono condotti ai campi di lavoro; tutti gli altri, vecchi, inabili, bambini, avviati invece alle camere a gas. Spogliati, e non solo in senso metaforico, di ogni dignità umana, rivestiti con casacche a righe, calzati di zoccoli, tatuati sul braccio sinistro con il numero di matricola che d'ora in avanti sostituirà il loro nome e quindi anche servirà a cancellare la loro identità personale sotto l'anonimato di una cifra, si trasformano da uomini in prigionieri Tutti gli internati vengono trasferiti durante il giorno presso una fabbrica di gomma, dove svolgono un lavoro massacrante. I piú deboli soccombono ben presto alla fatica, alle privazioni, alle malattie, al freddo. Ma l'aspetto piú tragico della vita nel Lager non è costituito dalla lotta giornaliera per la sopravvivenza, cioè dalla capacità di resistere ai maltrattamenti, alla fatica, alla mancanza di cibo, alle malattie.
All'interno del Lager si riproducono le medesime strutture che governano qualsiasi tipo di società dove il privilegio, l'ingiustizia, il sopruso, l'abilità personale, l'astuzia, l'intrigo svolgono un ruolo determinante dando luogo a una gerarchia di oppressori e di oppressi, di sfruttatori e di sfruttati, di capaci e di inetti
All'interno di questo quadro prendono vita alcune figure, ferocemente o pietosamente tratteggiate dall'autore a seconda dei casi, che incarnano i modelli umani appartenenti alle due predette categorie.
Non è trascorso molto tempo dal suo arrivo nel campo quando Levi, sarà assegnato al Kommando chimico, che lo esonerava dalle fatiche massacranti sostenute fino a quel momento.
Levi rimarrà aggregato al Kommando chimico, ma passeranno diversi mesi, contrassegnati da sempre nuovi patimenti nonché da un'altra " selezione " prima che l'autore entri a far parte del laboratorio e possa cominciare a nutrire la speranza, se non di sopravvivere, almeno di superare un altro durissimo inverno.
Nel frattempo hanno inizio i bombardamenti alleati sull'Alta Slesia, anche la fabbrica viene colpita. Costretti a lavorare fra la polvere e le macerie, costantemente esposti ai pericoli delle incursioni aeree nonché fatti oggetto da parte dei loro oppressori e aguzzini di una raddoppiata ferocia a causa della tragedia che incombe sulla Germania, subiscono tutto il peso di una situazione che diventa ogni giorno piú insostenibile.
L'autore in maniera del tutto inaspettata e quando ormai aveva rinunciato a sperare, viene destinato al laboratorio dove trascorrerà gli ultimi mesi di prigionia, in un ambiente riscaldato e a contatto con materiali e strumenti che gli ricordano i suoi studi, la sua professione.
In questo periodo avviene la prima stesura di Se questo è un uomo ed è proprio nel raccoglimento consentitogli dal laboratorio che egli avvertirà per la prima volta la necessità di sopravvivere per poter " testimoniare ", nonché la possibilità di dare un senso alle sofferenze patite ed una giustificazione alla propria esperienza rendendone partecipi gli altri attraverso un libro di memorie..
Il fronte russo si sta avvicinando, i tedeschi acquistano consapevolezza della catastrofe imminente , si apprestano a far evacuare i campi di sterminio e a distruggere gli impianti affinché non rimanga traccia dei Lager. E’ il gennaio 1945. Questi ultimi drammatici avvenimenti ci vengono narrati sotto forma di diario. L'autore, che nel frattempo si è ricoverato nelle baracche adibite ad ospedale, assiste alla partenza dei suoi compagni. Moriranno tutti durante una interminabile marcia attraverso la Germania, mentre i malati, abbandonati a se stessi, rimarranno nel Lager devastato, senza cure, né acqua, né cibo, ad una temperatura di venti gradi sotto zero, decimati dal tifo, dalla difterite, dalla dissenteria.
Levi è tra i pochissimi che riesce a sopravvivere e le pagine conclusive del libro ci danno la cronaca allucinante di quello che accadde in quei terribili dieci giorni e precisamente dal 19 gennaio al 27 gennaio del '45. Quando all'alba del 27 gennaio arrivano i russi, lo spettacolo che si offre ai loro occhi è quello terrificante dei cadaveri che si ammucchiano sulla neve e dei pochi superstiti che si aggirano come spettri fra le rovine del campo.