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LA ROMANA
di Alberto Moravia

Il romanzo è la storia-confessione in prima persona, a mo' di autobiografia psicologica, di una prostituta, Adriana, la quale, pur sentendosi per natura portata ad una vita onesta, semplice e tranquilla, di sposa, viene, invece, a causa delle istanze borghesi della madre che per quella bellezza della figlia prevede e sogna chissà quale ricco e florido avvenire, e poi per i consigli perfidi dell'amica Gisella, una modella che posa per i pittori, come lei spinta ad una vita di corruzione e di prostituzione. Anche Adriana vive portando nel cuore un suo sogno irrealizzato, il suo paese innocente, la sua felicità perduta intravista in una villa vicina alla sua povera casa popolare.
La madre di Adriana, invece, faceva dei grandi progetti per la figlia, che considerava come una delle più belle ragazze di Roma. Ma mentre ella faceva, a titolo transitorio la modella presso un pittore, un giovane autista di una nobile casa magnatizia di Roma la circuisce con ipocriti atteggiamenti moralistici, riuscendo a farla sua e promettendole di sposarla al più presto. Intanto la sua amica, Gisella, anche lei modella, ma di costumi licenziosi, cerca di condurla verso la cattiva strada; infatti le propone di diventare l'amante di un potente funzionario di polizia politica fascista, Astarita, separato dalla moglie e innamorato follemente di Adriana. Il primo incontro avviene, in modo forzato e ricattatorio, presso un'osteria di campagna ove Gisella col suo amico e Astarita l'aveva invitata ad un pranzo fuori di città. Però Adriana in cuor suo rimane innocente, perché pensa sempre al matrimonio con l'autista. Astarita, rifiutato per la seconda volta, rivela ad Adriana il vero stato civile del suo fidanzato; egli ha moglie e una figlia in un paese delle Marche. Quindi ella è stata ingannata e tradita dall'uomo a cui si era data con tanta passione e con la gioia di esser sua moglie. Di qui la crisi di Adriana e la sua caduta alla prostituzione. Ma, anche prostituta, Adriana conserva nel suo animo il sogno antico di sposa. Infatti si innamora di un giovane studente, Giacomo, figlio di ricchi proprietari terrieri, ma che ha idee antifasciste e antiborghesi, e che studia a Roma alla facoltà di Giurisprudenza. Adriana lo ama perdutamente e sogna con lui di formarsi una famiglia; lo aiuta a superare una grave crisi morale e politica.
Il giovane Giacomo, che lei chiama Mino, è stato arrestato dalla polizia per sospetto antifascismo; viene interrogato proprio da Astarita e rivela i nomi dei suoi compagni di lotta, il programma sovversivo dei suoi amici, ottenendo in cambio la libertà, dopo aver tradito gli amici. Contemporaneamente un comune delinquente, amico dell'autista, un certo Sonzogno, uomo freddo e cinico quanto brutale e ignorante, si era recato a casa di Adriana perché anche lui voleva far sua quella donna. Ma Adriana esce di casa per telefonare a Mino e apprende che è stato arrestato. La polizia nel cercare Mino si era recata non solo alla pensione dove egli abitava presso la vedova Lobianco, ma anche a casa di Adriana: qui trova Sonzogno, il quale tempo prima aveva ucciso un ricettatore, e sospettando dell'arresto, spara a un poliziotto ferendolo di striscio e fuggendo. Adriana cade nello sconvolgimento più drammatico: deve far coraggio al povero studente in crisi e deve difendersi dalla vendetta di Sonzogno, il quale crede di essere stato denunziato alla polizia da lei. Ma la crisi di Giacomo non è facilmente superabile, perché egli è divorato dal rimorso di aver tradito i suoi compagni e di non esser stato affatto resistente alle domande della polizia. La sua crisi è senza soluzioni. Avrebbe potuto inserirsi nella polizia segreta del fascismo e condurre una vita tranquilla e ben agiata insieme ad Adriana, formando una famiglia borghese. Ma il rimorso lo tormenterebbe tutta la vita.
Adriana gli propone di allontanarsi da Roma per un po' di tempo e dimenticare. Ma anche questa soluzione è da scartare. L'amore di Adriana lo condiziona ad accettare la vita borghese, che egli ha rifiutato. Non gli rimane che il suicidio, che neanche Adriana riesce ad impedire. Ma le sventure della povera donna non sono finite. Arrivano a casa sua, quasi contemporaneamente, Astarita e Sonzogno. Adriana non vuole ricevere il delinquente, che fra l'altro l'ha messa incinta in una notte terribile. Astarita con due schiaffi lo costringe ad allontanarsi dalla casa. Ma Sonzogno lo attenderà nelle scale, e quando Astarita, ancora una volta respinto da Adriana, disperato e desolato torna a casa sua, viene aggredito da Sonzogno e buttato dalle scale; poi anche lui viene ucciso dalle guardie accorse in aiuto. Adriana rimarrà sola, in attesa del figlio che verrà presto alla luce, rassegnata al suo destino infelice.
Adriana scompare dalla scena come era entrata, tutta desiderosa di farsi una famiglia e di vivere borghesemente e tale condizione sogna, nonostante la sua triste esperienza, anche per il figlio - o la figlia - che dovrà nascere.
Il sogno del paradiso piccolo-borghese, che ostinatamente e ossessivamente Adriana torna a vagheggiare, è, al contrario, l'inferno borghese, che Mino si affretta sempre a confutare.
Ma per Mino non si tratta soltanto di detestare la classe borghese come classe fallita, si tratta piuttosto di avversione profonda verso tutto il genere umano; ciò dimostra che quella di Mino è la descrizione dell'intellettuale alienato dalla propria classe: questo intellettuale, figurato in Mino, ha appreso da Marx e da Freud solo la lezione negativa, la condanna della società borghese; infatti Moravia non crede a un'alternativa storica al mondo borghese:
"I ricchi sono orribili... ma i poveri, seppure per motivi diversi, non sono certo migliori".
In quelle condizioni a Mino non resta che il suicidio, perché, in fondo, anche lui è un eroe negativo, pur ammettendo che il suo scopo era quello di cambiare il mondo.
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