LE RAGAZZE DI SANFREDIANO
di Vasco Pratolini

Le ragazze di Sanfrediano, scritto durante il 1948, uscì dapprima in rivista ("Botteghe Oscure", Quaderno III, autunno 1949), e solo qualche anno piú tardi, nel 1954, venne raccolto in volume, presso l'editore Vallecchi. L'opera rappresenta un libro a sé nella produzione pratoliniana, e si configura come un garbato e sapiente divertissement letterario, posto come una pausa tra la ricerca precedente (culminata nel Quartiere e nella Cronaca di poveri amanti) e il vasto affresco storico di Metello, che uscirà nel '55.
Il libro, in certo qual modo, fa pendant al Quartiere: entrambe le opere sono rappresentazioni corali della vita di un rione popolare di Firenze, ed hanno alcuni giovani come protagonisti; ma mentre il primo racconto si svolge sul registro drammatico ed è munito di una sua intrinseca dimensione politica, Le ragazze di Sanfrediano si sviluppa sul versante giocoso, come testimonia il richiamo alle antiche novelle e alle cronache, fatto dall'autore in apertura di libro. Del resto, non è un caso che, a questo punto del suo lavoro, per scrivere "un'avventura dei nostri giorni", Pratolini abbia abbandonato il suo quartiere, quello di Santa Croce, per portare uno sguardo piú libero e distaccato su un rione al quale non fosse legato da troppo intime e sofferte memorie, quello di Sanfrediano, appunto.
Un bel giovane, Aldo Sernesi, detto Bob, per la somiglianza con l'attore Robert Taylor, fa battere tutti i cuori delle giovani sanfredianine. Profittando della sua avvenenza, al tempo stesso virile e aggraziata, "il giovanotto dalle belle ciglia" regge la fila di piú flirt contemporanei, dando naturalmente ad intendere ad ognuna delle "fidanzate" di essere la sola amata. Per questo "rubacuori di quartiere", l'amoreggiare costituisce uno sport e un rito, e, in definitiva, una profonda ragione di vita. Tutto sembra andargli a gonfie vele, se non che una delle innamorate, la furba Tosca, insospettita, scopre il gioco di Bob, e ordisce con le altre belle una congiura che si concluderà, boccaccescamente, con una crudele beffa al danni del vagheggino, in una notte di luna, sul prato delle Cascine.
Giustamente, Arnaldo Bocelli ha osservato che Pratolini torna qui "ai suoi motivi con animo leggiero" e "vuol darci, una volta tanto, non l'aspetto drammatico, ma comico di quell'ambiente, di quella vita, rifacendosi ad una tradizione, tutta toscana, e fiorentina, e non pur narrativa ma teatrale, della canzonatura e della beffa, dell'orgoglio rionale, specie in fatto di bellezza di donne e di gagliardia di uomini, di astuzia e di ardire". Scherzo, ritmo rapido e giocoso dell'azione, taglio teatrale dei dialoghi, spesso ammiccanti al vernacolo fiorentino, sottile ironia serpeggiante anche nelle parti piú serie dell'opera : queste le caratteristiche del racconto che, nell'ambito limitato che vuole consapevolmente coprire, può senz'altro ascriversi alle riuscite della produzione pratoliniana.
Si è voluto, da parte di qualche critico, mettere in risalto negativamente l'elemento saggistico che intralcerebbe il libero andamento della vicenda. Ma il saggismo pratoliniano, che si esplica qui soprattutto nei ritratti psicologici dei personaggi, fa già parte, salvo qualche pagina stanca, dell'azione ed è parte integrante dell'opera. Si badi, ad esempio, alle pagine in cui viene descritto Bob. La caratterizzazione è esauriente, sia dal punto di vista fisico che da quello morale: l'autore è come affascinato dal suo personaggio, anche se sembra accanirsi a metterne in piena luce l'intrinseca inconsistenza e povertà. Ma la perfetta adeguazione a una parte, in questo caso quella del bel rubacuori, ha pur sempre un suo incanto; e occorre dire che Pratolini mise nel conto, quando ancora non se ne parlava, il ruolo mediatore dell'industria culturale; per cui se il Gobbo era Rodolfo Valentino, Aldo è Bob (Taylor), e il suo successore, Fernando, sarà Tirone (Power). Atemporalità del quartiere, si dice : ma sua fondamentale storicità, sia pure sul registro superficiale del costume.
Se da una parte Bob è un Don Giovanni degradato, un "Casanova di suburbio", come dice Pratolini (che deve forse aver avuto presente il saggio di Gregorio Marafion sul dongiovannismo, e l'insistere sulla viltà, l'intima debolezza e la malcelata effeminatezza del protagonista, fa pensare a questo riferimento); d'altra parte, per la sua unione con Gina, sua "complice" ed unica amante, vien fatto di pensare, anche se di passata, alle Liaisons dangereuses, e di scorgere in Bob un Valmont di quartiere e in Gina una inoffensiva Merteuil. Aldo-Bob è comunque il vero centro del racconto, anche se questo viene intitolato dall'autore alle ragazze. Il vero protagonista è il giovane, le fanciulle sono soltanto comprimarie, ben rivelate, ma rapidamente sbozzate nella psicologia, come se loro funzione fosse quella di avviare e condurre la storia allo scioglimento, con la classica beffa. Quanto a questa, è da dire che, ortodossa nella forma, è moderna nella sostanza, per il disagio, la sofferenza che conduce nei protagonisti, per quel non chiudersi in sé e prospettare il futuro di Bob inserito nuovamente, dopo lo scorno, nel quartiere e fidanzato con Mafalda.
Il romanzo si compone di quattordici brevi capitoli, ciascuno recante un titolo a impronta gnomica o ironica. L'elemento "giocoso" dell'opera si riflette anche, ed è naturale, nello stile, che giunge a un felice compromesso tra sapiente letterarietà e sprezzatura vernacola; il che accentua il carattere di scherzo, di divertissement, che segnalavamo all'inizio di questa nota. Congegno montato con notevole estro e perizia, il racconto, a vent'anni dalla sua composizione, non ha perduto nulla dell'incanto primitivo.