METELLO
di Vasco Pratolini

Il Metello (1955) si pone all'apice dello sviluppo dei temi pratoliniani e ne rappresenta il momento narrativamente risolutivo in chiave realistica. Il romanzo, che vuol essere in modo autonomo la prima parte di una trilogia, Una storia italiana, sul periodo che va dal 1875 al 1945, narra le vicende umane, amorose, politiche di un muratore fiorentino socialista che vanno dal 1875 al 1902, tessendo l'epopea di un famoso sciopero di edili che piegò la durezza degli industriali con la vittoria degli operai.
Metello Salani, rimasto orfano ancora in fasce, viene allevato da una famiglia di contadini. Ancora giovanissimo, si trasferisce a Firenze dalla campagna in cerca di lavoro.
Ovviamente della città egli non sa niente e, per interna vitalità e per destino, appena gli mettono la prima cassa sulle spalle, prima ancora di diventare operaio, è socialista istintivamente. Qui incontrerà alcuni amici del padre che era morto annegato nell'Arno mentre lavorava come renaiolo. Su di lui trovatello fuggito dalla campagna, come in una tabula rasa di ogni esperienza collettiva, fiorisce la pianta del socialismo, quello più naturale e istintivo. L’unica scuola gli viene offerta dalle difficoltà della vita che deve affrontare e dai contatti con i compagni di lavoro. In un primo tempo lavora come manovale in un cantiere, poi come muratore prende coscienza della propria condizione di operaio sfruttato dal padrone, l'ingegner Badolati, che è un brav'uomo e anche lui lavoratore insieme agli operai.
Sarà la situazione stessa che si è venuta a creare per l'aumento del costo della vita che lo farà avvicinare al socialismo di fine Ottocento, assai vicino all'anarchismo.
Il racconto indugia molto sulla formazione di Metello; prima è l'influenza dei compagni anziani, poi è l'esperienza del carcere ove ha stretto amicizia con compagni socialisti, poi è anche l'esperienza sentimentale e amorosa, prima con la vedova-maestra, poi con Ersilia, la ragazza orfana di un anarchico morto sul lavoro, che egli sposerà con piena coscienza sentimentale e politica, dato che ella rinuncerà a sposare il suo padrone, per solidarizzare con lui durante l'arresto a causa di uno sciopero. Sentimento amoroso quello di Ersilia che è anche coscienza politica di classe, e come tale diventa, in Metello, la molla istintiva della sua solidarietà con gli altri compagni. Era la morale sociale che si desumeva dalle parole dell'ex partigiano Faliero in Un eroe del nostro tempo.
La seconda parte del romanzo narra di un estenuante sciopero dei muratori nel 1902, in cui Metello è impegnato insieme ai suoi compagni in una dura lotta per il trionfo delle proposte della Camera del Lavoro illustrate da Del Buono.
Egli ha giurato con gli altri compagni di non cedere per nessuna ragione; anzi è uno dei responsabili del suo cantiere. Viene distratto per un po' dalla sua relazione amorosa con la bella Idina, ma poi ben presto in lui subentra la piena consapevolezza del proprio dovere, ed egli sostiene fino in fondo lo sciopero, affrontando con forza coloro che volevano disertare, affrontando anche il padrone con fierezza e dignità. In conseguenza dello sciopero vittorioso, viene arrestato e dopo un periodo di detenzione in carcere finalmente esce e trova ad aspettarlo la sua Ersilia, sempre affettuosa e fedele "col bambino in braccio e i capelli ben pettinati, uno scialle rosa sulle spalle".