DON GIOVANNI IN SICILIA
di Vitaliano Brancati

Protagonista del romanzo è Giovanni Percolla, un uomo cresciuto nella bambagia, coccolato da tre sorelle, vittima di una timidezza che nasconde il desiderio della donna. Ma egli è giunto all'età di trentasei anni senza esperienze amorose.
Ad un certo momento della sua vita egli trova compagni compiacenti che lo iniziano a frequentare case di tolleranza e in special modo una grossa prostituta. Così si fa una buona esperienza del piacere amoroso, ma senza conoscere la donna. Ad un certo punto incontra Ninetta, una ragazza continentale, il cui sguardo lo ammalia; ed egli non può più vivere senza il ricordo di quel vivo "lampo dei suoi occhi". E la prima volta che si innamora; le sue consuetudini vengono sconvolte da questa passione. Le tre sorelle guardano sgomente Giovanni che ora chiede di farsi il bagno ogni domenica; che anzi canta proprio nell'ora in cui era solito far la siesta, respingendo tutto ciò che esse amorosamente gli offrono. Finalmente si decide a lasciare la casa delle sorelle e a lasciare i vecchi amici. Egli che era stato sempre contrario al matrimonio ora sposa Ninetta. Le pagine del matrimonio sono tra le più amene del libro: la vecchia innamorata che piange perché non è lei ad indossare l'abito bianco da sposa; il vecchio scapolo che piange al pensiero che dovrà morire solo nel suo letto di ferro; il sacerdote che apostrofa e ammonisce il "professore" Giovanni.
Ma i due sposi devono lasciare la Sicilia per recarsi a Milano; qui le loro abitudini subiscono un trauma; la vita di Giovanni diviene attiva, veloce, asciutta e con frequenti docce fredde. Gli sguardi degli uomini che si posano su Ninetta pesanti, striscianti, viscidi, infuocati, gli danno capogiri di collera. E’ conteso nei salotti dalle donne che constatano che "egli è secentesco, barocco di complessione, ma un bel barocco"; gli chiedono notizie della Sicilia, dei bagni estivi, degli aranci, di tutte quelle cose che affascinano i forestieri. Ma la sua sensualità si attenua, anche se egli si abbandona a piacevoli flirt, senza però quella carica peccaminosa che rendevano piccanti i suoi rapporti catanesi, finché egli non ritorna in Sicilia, alla sensualità della sua giovinezza, agli usi della sua vecchia casa e alle sue abitudini del cibo delle sorelle e della siesta nella voluttà del letto di scapolo.