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LA CIOCIARA
di Alberto Moravia

Cesira è una contadina della Ciociaria, venuta a Roma dopo avere sposato un pizzicagnolo, fondamentalmente onesta e sana, pur essendo molto attaccata alla roba. Vedova da qualche tempo, ha allevato la figlia Rosetta in modo del tutto riservato e timido, ma con sincera confidenza e affettuosità. Intanto la guerra incombe su Roma. I tedeschi hanno occupato la città e gli americani dal sud premono sui tedeschi. La vita in città è diventata impossibile anche perché scarseggiano i viveri e i pericoli della guerra sono sempre più minacciosi. Per questo Cesira e la figlia fuggono da Roma per rifugiarsi verso le montagne della Ciociaria. Ma a contatto con la nuova realtà del paese e della campagna per la mutata situazione economica e per la scarsità di cibo, fanno una triste esperienza in mezzo ai vizi e alle viltà degli uomini. I tedeschi e i fascisti fanno razzie di uomini, di animali e di cose; tutti rubano come possono, tutti tradiscono per farsi spazio in mezzo a tanta miseria. Fra tanti sfollati le due donne incontrano Michele. figlio del negoziante Filippo. Padre e figlio non vanno d'accordo; il figlio ha studiato ed ha un grande disprezzo per la borghesia e per il padre, il quale si vanta di non esser fesso, perché fessi sono coloro che credono a quello che c'è scritto nei giornali e pagano le tasse e vanno in guerra e magari ci rimettono la pelle.
Ma Michele scatta e alzandosi di botto con la faccia scura dice:
"Nessuno è fesso qui, fuorché me. lo sono fesso".
Questo personaggio, che come abbiamo visto, Moravia ha voluto chiamare Michele come il protagonista de Gli indifferenti, in realtà è addirittura l'opposto; intanto è decisamente e chiaramente un uomo che ha rotto ogni rapporto ideologico con la mentalità borghese del padre e dei mercanti sfollati, con i fascisti e i nazisti. Egli si sente un marxista; parla e opera convinto delle sue azioni, rimprovera a chi non è convinto che la guerra dei fascisti è un atto di prepotenza e di violenza contro ogni forma di libertà; interpreta perfino il Vangelo in chiave marxista; basti ricordare come egli intese spiegare la resurrezione di Lazzaro. E muore coerentemente, anzi scompare dalla scena, costretto con le armi ad accompagnare dei tedeschi che non conoscevano la strada; e muore proprio nel momento in cui gli americani avevano sfondato il fronte tedesco, rimanendo infitto nel cuore di Rosetta e di Cesira come esempio di uomo puro e innocente, come quel paesaggio di natura, in cui le due povere donne si erano rifugiate, come se in quel luogo innocente e primitivo fosse stato possibile alimentare la speranza della liberazione.
Ma quando le due donne lasciano il loro rifugio in montagna, con l'arrivo degli anglo-americani, povere come non mai, ma ricche di una nuova esperienza di vita e di dolore, proprio allora la loro avventura si scioglie in un dramma più cruento. Vengono infatti raggiunte da un gruppo di soldati marocchini e violentate in una chiesa abbandonata di campagna sotto un altare e un'immagine rovesciata della Madonna. Sono tra le pagine più drammatiche del romanzo quelle in cui la madre è costretta ad osservare nelle carni della figlia innocente le conseguenze della guerra, carni devastate come devastato è tutto il paesaggio in cui si inquadra il loro dolore senza consolazione. Nella sua disperazione interiore, rassegnata nella sua impotenza dinanzi a tanto delitto, Cesira osserva la figlia cambiare giorno per giorno sotto i suoi occhi; infatti si accorge che ella ormai si dà a tutti gli uomini che incontra e che la soccorrono, camionisti e borsari neri. Sembra quasi che con la guerra sia cambiata anche la morale; tutto è ormai diverso nei rapporti umani e sociali, una nuova alienazione sessuale, sociale, ha spaventosamente reso tutti diversi negli affetti, nei rapporti con i simili. Cesira si sente quasi estranea a questo mondo, non riesce neppure a capire che nella figlia c'è stato un trauma psichico assai grave, un desiderio di autodistruzione, una specie di vendetta contro chi le ha fatto violenza. Si è verificato quel che aveva detto Michele spiegando la resurrezione di Lazzaro: tutti siamo putrefatti, perciò è necessario risorgere; anche il suicidio che Cesira sogna non avrebbe senso, perché la vita deve continuare:
"Così dovevo continuare a vivere; ma come prima, come sempre, non avrei mai saputo perché la vita era preferibile alla morte".
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