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LA BELLA ESTATE
di Cesare Pavese
La bella estate, che originariamente era La tenda in allusione alla tenda del pittore che ne è il protagonista, narra la storia di Ginia e del suo amore consumato in una stagione. Ginia, inizialmente, è una brava ragazza che lavora in un atelier e conduce una vita di lavoro semplice e onesto, insieme al fratello, che da poco è venuto dalla campagna in città con lei per lavorare. Ma presto conosce Amelia, una modella corrotta ed esperta della vita, che posa per alcuni pittori di sua conoscenza. Da questa amica Ginia viene introdotta in quell'ambiente ambiguo. Là ella assiste a scene assai provocanti tra Amelia e un pittore portoghese, che ospita un militare che dipinge, un certo Guido, un ragazzo di campagna forte e alto.
Di questo Guido si innamora Ginia, la quale, dopo aver vinto l'iniziale ritrosia e il suo pudore, finirà col darsi a lui nel suo studio dietro la tenda di velluto rosso, pur sapendo che Guido non l'ama. Poi ella continuerà a darsi a lui sempre meno riluttante.
Per Ginia, maturata da quella esperienza amorosa, giunge la fine della bella estate, dopo aver constatato l'indifferenza di Guido che ormai l'abbandona. Le rimane soltanto Amelia, la quale non solo è sifilitica, ma ha verso Ginia una morbosa e lesbica forma d'amore.
La morale del romanzo è ancora il tema della solitudine. E vero che Ginia ha affrontato la vita con maggior coraggio di Stefano, uscendo dal suo carcere e dandosi a Guido, cioè stabilendo un rapporto d'amore con lui, ma a che le è valso, se non a perdere, con la consapevolezza della propria maturità raggiunta, l'illusione della felicità?
"Il senso di desolazione che nasce dal trapasso dall'innocenza alla corruzione ci assicura ancora di come Pavese avvertisse l'insufficienza del sesso avulso dalle altre radici dell'esistenza umana; per questo Ginia non trova la maturità nel rapporto con Guido, ma viene, anzi, alla fine rinchiusa per sempre nella sua solitudine che è apparente maturità" (VENTURI).
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