L'Agnese va a morire è una delle opere letterarie piú limpide e convincenti che siano uscite dall'esperienza storica e umana della Resistenza. Un documento prezioso per far capire ai piú giovani e ai ragazzi delle scuole che cosa è stata la Resistenza: una guerra di popolo, la prima autentica guerra di popolo della nostra storia.
Piú esamino la struttura letteraria di questo romanzo e piú la trovo straordinaria. Tutto è sorretto e animato da un'unica volontà, da un'unica presenza, da un unico personaggio. Anche il paesaggio, che è quasi sempre sfumato, indeterminato, nebbioso, simbolicamente sospeso tra acqua e cielo. Anche i personaggi minori, che esistono come proiezioni o emanazioni psichiche della volontà della protagonista: dal marito che appena si intravvede e già è divenuto voce del passato, dell'inconscio (attraverso i sogni), al Comandante che rappresenta il dovere e l'aspirazione lucida verso un mondo migliore (ciò che appunto gli psicologi identificherebbero con una proiezione del "super-io"). Si ha la sensazione, leggendo, che le Valli di Comacchio, la Romagna, la guerra lontana degli eserciti a poco a poco si riempiano della presenza sempre piú grande, titanica, di questa donna. Come se tedeschi e alleati fossero presenze sfocate di un dramma fuori del tempo e tutto si compisse invece all'interno di Agnese, come se lei sola potesse sobbarcarsi il peso, anzi la fatica della guerra; fatica greve e dolorosa, certo, ma non poi tanto piú del lavoro: anzi, a ben vedere, ancora e sempre lavoro. .
Ecco, io credo che questo personaggio femminile solo cosí possa intendersi, nell'ambito di una simbologia, quella del sacrificio, che costituisce la radice stessa dell'esperienza religiosa nelle civiltà occidentali. Del resto è fin troppo evidente che Agnese non è solo un personaggio letterario, è un simbolo di qualcosa di piú grande e di piú importante che tanto meglio traspare nel testo quanto piú essa si annulla come personaggio, per accumulazione di virtú negative: semplicità, umiltà, abnegazione eccetera. . Agnese è una donna che vive sia pure in una prospettiva limitata, un grande fatto storico: annullandosi come donna, diventando "donna senza qualità", Agnese esce in pratica dalla realtà per diventare incarnazione di un mito destinato a compiersi con la sua morte (quella morte di cui il lettore sa già prima di aprire A libro, dal titolo).
S'è detta l'Agnese donna senza qualità: credo che valga la pena di verificare questa definizione nel testo.
Essa combatte con i partigiani, anzi con partigiani appartenenti a formazioni fortemente politicizzate: ma i suoi moventi non sono politici. La chiamano "compagna", ed in effetti lo è: ma per scelta istintiva, anzi neppure per scelta, per consapevolezza maturata in lunghi anni di silenzio con un processo piú biologico che logico, come il grano di frumento che stando dentro alla terra mette radici, e fusto, e spiga. E forse è proprio il senso della terra che si esprime in Agnese. La scelta vera, quando si compirà, non sarà facile, perché per abbracciare la causa della lotta partigiana in tutta la sua interezza Agnese dovrà misurarsi con qualcosa di estraneo, che non le appartiene: con un'idea (nel romanzo questa idea assume una voce e un volto, è, per cosí dire, impersonata dal Comandante). E ancora: Agnese assiste i partigiani, fa per loro tutto ciò che farebbe una buona madre; ma non è madre e forse non è nemmeno buona. (Lo sarebbe senz'altro se non ci fosse l'idea ad assorbire tutte le sue energie, a renderla quasi incapace di affetti). Però non è neppure cattiva: anche nel momento culminante del dramma, l'uccisione del tedesco, non è tanto l'ira a spingerla, quanto piuttosto la certezza che cosí deve avvenire. Vale la pena di riesaminare lo svolgersi dei fatti. Agnese è uscita di casa, è stata tutto il pomeriggio seduta sotto il pesco, a contatto con la terra: muta, senza una lacrima né un gesto. Quando si rialza, il suo odio per il tedesco non si è placato, ma è divenuto qualcos'altro, qualcosa che può realizzarsi soltanto nella forma cupa e sacrale di un rito: con un gesto esasperatamente lento, come doveva essere quello del sacerdote nell'atto di alzar la scure sulla vittima (Allora prese fortemente il mitra per la canna , lo sollevò, lo calò di colpo sulla testa di Kurt , come quando sbatteva sull'asse del lavatoio i pesanti lenzuoli matrimoniali , carichi d'acqua), Agnese non è quasi nulla di tutto quanto si può pensare; come personaggio di un romanzo non è, semplicemente, non potrebbe esistere all'infuori di un intreccio di vicende e di fatti e di situazioni che, indubbiamente, furono e sono.
Quando questo romanzo apparve, nel 1949, la situazione politica e culturale italiana non era certo la piú adatta per un esame sereno di un'opera letteraria. L'Agnese va a morire si trovò subito al centro di polemiche abbastanza aspre in cui, come era giusto, gli argomenti politici soverchiarono quelli estetici e formali. Eppure non tutto quanto allora si scrisse fu scritto soltanto per amor di polemica e di parte. Vi fu chi tentò di penetrare piú in profondità il meccanismo non facile di questo romanzo, chi, come Emilio Castellani, si chiese già allora che cosa fosse l'Agnese, quale simbolo complesso o mito si celasse dietro questo personaggio apparentemente tanto semplice.
Rispondere oggi, a quarantacinque anni di distanza, forse non è impossibile: ma sarebbe certo rischioso. Si può soltanto azzardare a titolo di conclusione una frase, dire che Agnese è la contadina protagonista del romanzo ed è anche un'immagine collettiva, é uno e molti, è soggetto e oggetto del sacrificio, è un personaggio assai reale sotto certi punti di vista, ma poi disumano per la sua grandezza, la sua capacità spinta fino all'assoluto di annullarsi nei fatti e nelle vicende; sí che la morte fisica con cui si conclude il libro non è altro che l'ormai necessaria distruzione di quanto resta di Agnese, di quella spoglia "stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla neve": ma il personaggio Agnese è scomparso molte pagine prima, all'inizio della vicenda, si è volontariamente annullato per seguire un'idea, una causa.
Che cos'è l'Agnese? Ebbene, che a questa domanda ognuno cerchi di rispondere come può e come vuole.
(Liberamente trato da Sebastiano Vassalli, " Letture per la scuola media", Einaudi, Torino 1974).