Tematiche
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Breve storia del termine "neorealismo"
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Problemi di cronologia
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Letteratura e società nel neorealismo
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Il processo alla letteratura precedente
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Rapporto tra cinema e letteratura
"Io devo concentrare tutta la mia attenzione sull'uomo d'oggi. Il fardello storico che io ho sulle spalle e che non vorrei - non potrei - scrollarmi brutalmente dalle spalle, non deve impedirmi di essere tutto nel desiderio di liberare quest'uomo e non altri dalla sua sofferenza servendomi dei mezzi che ho a disposizione. Quest'uomo (ecco una delle mie due o tre idee fisse) ha un nome e un cognome, fa parte della società in un mondo che mi riguarda senza equivoci e io sento il suo fascino, lo devo sentire così forte, che voglio parlare di lui, proprio di lui e non attribuirgli un nome finto, perché quel nome finto è pur sempre un velo fra me e la realtà, è qualcosa che mi ritarda, anche di poco, ma mi ritarda il contatto integrale con la sua realtà e di conseguenza la spinta a intervenire per modificare questa realtà. Datemi torto o peggio, a me sembra che sia proprio consequenziale per il neorealismo giungere sempre di più dal falso al reale" (Zavattini).
Da queste parole di Zavattini emergono almeno due aspetti fondamentali delle tematiche del neorealismo: il riferimento all'attualità, per cui sia le opere letterarie che quelle cinematografiche hanno come contenuto: la vita della borghesia durante il fascismo (Moravia) i problemi del meridione (Alvaro, Carlo Levi, Bernari, Vittorini, Silone, Iovine, Brancati) la povertà durante il fascismo, l'olocausto e i campi di concentramento (Primo Levi), l'antifascismo e la vita operaia (Pratolini), la resistenza (Calvino, Pavese, Fenoglio) , la guerra e le condizioni di miseria dell'immediato dopoguerra (Moravia), e l'engagement che deve caratterizzare l'opera e la vita stessa dell'autore nel contribuire a risollevare dalla miseria e dalla povertà le classi povere; è proprio questo aspetto che pone in relazione la maggioranza degli artisti del tempo con le tesi di Lukacs e Gramsci e li avvvicinerà alla politica culturale del PCI.
Dalle precedenti parole di Zavattini emerge però anche una problematica, quella della possibilità di rappresentare la realtà o quella relativa al modo di intendere la realtà stessa. Il rischio che si corre è quello di cadere nel naturalismo condannato da Lukacs in quanto rappresenta la realtà in maniera limitata e superficiale mentre il realismo sarebbe, secondo il filosofo ungherese, una sintesi in cui sono concentrati i caratteri essenziali di un'epoca in tutte le sue contraddizioni: "La profonda conoscenza della vita non si arresta mai all'osservazione della realtà quotidiana , ma consiste invece nella capacità di cogliere gli elementi essenziali e d'inventare, in base ad essi caratteri e situazioni che sono assolutamente impossibili nella vita quotidiana, e che tuttavia sono in grado di rivelare, nella luce della suprema dialettica delle contraddizioni, quelle tendenze, quelle forze operanti la cui azione è malamente visibile nella penombra della vita di tutti i giorni". (Il marxismo e la critica letteraria, Torino, Einaudi 1964, Pag. 335).
Non è difficile riconoscere alcuni aspetti della teoria di Lukacs nelle seguenti parole di Zavattini: "Un tipico esempio si può trovare in Ladri di biciclette. Il bimbo segue il padre lungo la strada; a un certo punto stà per andare sotto ad un'automobile. Il padre non se ne accorge nemmeno. Questo episodio è inventato: ma inventato con l'intenzione di inventare un fatto quotidiano minimo e tuttavia carico di vita. Ma di quella vita che è così importante da meritare che ci si batta con tutte le nostre forze contro l'altra vita e contro gli altri fatti, portati sullo schermo del cinema per cinquanta anni, in quanto troppo grossi e falsi, sempre".