SCHEDA FILM
LA TREGUA
REGIA: Francesco Rosi
Tratto dal romanzo di P.Levi

Titolo Italiano La tregua
Titolo Originale La tregua
Anno 1996
Durata 140'
Nazionalità Italia
Genere Dramma
Produzione Leo Pescarolo, Guido De Laurentis per 3 Emme Cinematografica
Distribuzione Warner Bros Italia
REGIA FRANCESCO ROSI
Soggetto Tratto dal romanzo omonimo di Primo Levi
Adattamento Cinematografico Francesco Rosi, Tonino Guerra
Sceneggiatura Francesco Rosi, Tonino Guerra, Stefano Rulli, Sandro Petraglia
Fotografia Pasqualino De Santis, Marco Pontecorvo
Scenografia Andrea Crisanti
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Montaggio Ruggero Mastroianni, Bruno Sarandrea
 CAST

John Turturro Primo Levi
Massimo Ghini Cesare
Rade Serbedzija il greco
Teco Celio colonnello Rovi
Roberto Citran Unverdorben
Claudio Bisio Ferrari
Andy Luotto D'Agata
Agnieszka Wagner Galina
Viacheslav Olhovsky tenente Sergej
Lorenza Indovina Flora
Igor Bezgin Egorov
Stefano Dionisi Daniele
Maryna Gerasymenco Marja Fiodorovna

TRAMA

Quando si annuncia la fine della seconda guerra mondiale, un gruppo di deportati viene liberato dai russi dal lager di Auschwitz ma, in assenza di indicazioni o di punti di riferimento, rimane sbandato. Ci sono polacchi, ceki, francesi ed anche italiani. Per un po' tutti rimangono uniti, poi gli italiani si affidano ad un connazionale che si spaccia per responsabile dei rapporti con i russi e cercano di pensare a come tornare a casa. Comincia così un viaggio pieno di difficoltà affrontato nelle condizioni più disperate. Nel gruppo c'è Primo, che continua a rivivere dentro di sè gli orrori del lager e quasi non riesce più a pensare ad una vita diversa. Ci sono Cesare, molto estroverso, e poi Daniele, Ferrari, Unverdorben, D'Agata. Insieme attraversano l'Europa centrale, ora a piedi ora sui treni di fortuna, talvolta pensando di aver trovato la strada giusta, talaltra in preda allo sconforto per un traguardo che sembra allontanarsi sempre di più. Durante il cammino, Primo incontra un greco disincantato e disilluso che gli offre molte lezioni di vita. Il viaggio va avanti e diventa occasione per conoscere meglio gli altri e se stessi. Momenti di depressione si alternano, in tutti ma specialmente in Primo, a occasioni di riscoperta di gioie dimenticate come la tensione amorosa. In rapidi, drammatici flashback riaffiorano i ricordi del lager, e Primo a contatto con una realtà che si riapre alla vita, sente quasi la colpa di essere sopravvissuto. Finalmente il gruppo arriva a Monaco, dove un soldato tedesco vede su Primo il segnale di Auschswitz e si inchina per chiedergli scusa. L'ultima tappa è a Torino, a casa, dove Primo ritrova la sorella e la mamma e riscopre la vita quotidiana; è un attimo magico, sospeso come una tregua tra una tragegia e un'altra. Nella tranquillità della propria stanza, seduto alla macchina da scrivere, cerca di rievocare la tragedia passata, ma il senso della colpa rimane forte e ineliminabile.

PREMI

David di Donatello per miglio regia, miglior film e miglior produzione.
Nomination al Film Festival di Cannes per Francesco Rosi
Audience Award al Sao Paulo International Film Festival per Francesco Rosi.

CRITICA

Per bloccare l'attenzione dello spettatore sul "non dimenticare" preteso da Levi, nell'atto di dirigere La tregua e nell'allestire i cartoni preparatori (ciò che viene chiamato "prefilmico"), Rosi si è affidato al doppio registro della commozione e della contemplazione, del coinvolgimento emotivo e della meditazione sull'esempio morale che se ne può ricavare. E, legandoli con un movimento pendolare, passa dalla registrazione di un'emozione a momenti che, per intenderci, chiameremo "epici". Si badi a come nel film si alternino, e si saldino fra loro, elementi che sulla carta si direbbero appartenere a codici diversi: la nota commossa (la donna anziana che accoglie i due italiani nella botteguccia e gli offre del cibo) o scherzosa (l'episodio del greco, la figura di Cesare che, come già avveniva in Levi, paiono elementi da commedia innestati su un tessuto drammatico) e la dilatazione di carattere epico che distingue l'avvicinarsi al luogo della morte dei quattro soldati russi, quasi cavalieri dell'Apocalisse che infrangono la nebbia, e più avanti la marcia dei reparti che, nel vitale disordine che è proprio della vita, tornano in patria o il caldo saluto al generale sovietico vittorioso che annuncia agli erranti il rimpatrio dopo mesi, anni di attesa. I materiali narrativi ricomposti nel film pretendevano un'articolazione di estrema semplicità sintattica che escludesse rigorosamente ogni ambiguità, ogni confusione, ogni indeterminatezza. E Rosi ha cercato e ha trovato uno stile puro costringendosi al massimo controllo delle possibilità del mezzo, a una assoluta economia delle potenzialità della cinepresa (cosa che, poi, contrastava con la necessità di far muovere le masse, di obbligarle a una naturalezza estrema). (Rivista del Cinematografo, Francesco Bolzoni, Marzo 1997)

Un film controverso, deludente e sofferto (durante la lavorazione sono morti il direttore della fotografia Pasqualino De Santis, sostituito da Marco Pontecorvo, e il montatore Ruggero Mastroianni, sostituito da Bruno Serandrea), che non riesce a coniugare passione ideologica ed emozione narrativa. Oscillando tra il picaresco e il cupo senza trovare convincenti soluzioni registiche, Rosi privilegia le scene a sorpresa rispetto alla tenuta d'insieme, e opta per un'enfatizzazione caricaturale dei personaggi di contorno, una confezione da sceneggiato di lusso e un'insopportabile colonna sonora a effetto di Luis Bacalov.(P.Mereghetti "Dizionario dei Film 19998")

NOTE

Durante la lavorazione sono morti il direttore della fotografia Pasqualino De Santis, sostituito da Marco Pontecorvo, e il montatore Ruggero Mastroianni, sostituito da Bruno Serandrea