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STAZIONE TERMINI |
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| CAST
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| TRAMA
Mary, giovane signora americana, viene a passare qualche tempo a Roma, presso una sorella. Essa ha lasciato a Filadelfia il marito e la piccola figlia: avendo conosciuto l'insegnante Giovanni Doria, s'innamora del giovane italiano. La relazione dura già da un mese quando, in seguito ad una telefonata dall'America, Mary decide di partire immediatamente. La raggiunge alla stazione Giovanni, che reclama una spiegazione. I due discutono lungamente: Mary, ch'era decisa a seguire il richiamo dei cari lontani, sta per capitolare, quando l'incontro col nipote Paul le fornisce un pretesto per sottrarsi alle insistenze di Giovanni. Questi, sentendosi offeso, la schiaffeggia. I due si separano. Incontratisi di nuovo si rifugiano in un vagone abbandonato: qui li scopre un frenatore, che li conduce al commissariato della stazione. Quando Mary dichiara che partirà, i due vengono rilasciati. Per Giovanni la delusione è amara: Mary, che il timore dello scandalo ha indotto alla partenza, gli giura eterno amore. CRITICA Dopo l'insuccesso di "Umberto D". De Sica accettò di dirigere due divi americani coi soldi di David Selznyck, e tutti gridarono al tradimento del neorealismo. Variazione su Breve incontro di Lean, il film non è poi quel bidone che si disse, anche se le macchiette di contorno, che vorrebbero fare colore, sono importune, e la storia è assai convenzionale. (P.Mereghetti "Dizionario dei Film 1998") NOTE 343 milioni di incasso contro i 106 di Umberto D. DIALOGHI INGLESI: TRUMAN CAPOTE. |
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