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ROMA ORE 11 |
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| CAST
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| TRAMA,CRITICA e NOTE
A Roma, decine e decine di ragazze si presentano a un colloquio per ottenere un posto di dattilografa. Mentre aspettano in fila sulle scale del palazzetto, nasce una baruffa che provoca il crollo della ringhiera. Un film corale, tutto al femminile, da un fatto di cronaca molto ben rielaborato dal punto di vista narrativo, con un'unità di luogo che prima attira e poi disperde miriadi di singole storie. Nell'ambito del cinema italiano è forse il miglior esempio di sceneggiatura scritta a più mani: vi collaborarono, senza creare squilibri poetici, Zavattini, Sonego, Franchina, Gíanni Puccini e De Santis. Da ricordare anche l'apporto del ventitreenne Elio Petri, allora giornalista dell'Unità, che ebbe dal regista l'incarico di intervistare le ragazze coinvolte nella sciagura. La documentazione dell'episodio offre l'occasione per uno sfaccettato ritratto della donna italiana anni Cinquanta e una riflessione sui mass media invadenti e manipolatori. Ne deriva un anomalo film-inchiesta, dove la sociologia convive con l'impressionismo bozzettistico e le "informazioni" s'intrecciano indissolubilmente alle emozioni più nascoste dei personaggi, protagonisti assoluti del dramma. La piazza e l'edificio, interamente ricostruiti in studio, sono opera del grande scenografo francese Léon Bersacq. Ottimo l'apporto dell'intero cast, la cui eterogeneità - sotto la sapiente regia di De Santis - diventa motivo di grande ricchezza creativa. Sullo stesso incidente Genina girò Tre storie proibite. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998") |
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