SCHEDA FILM

PAISA'
REGIA: Roberto Rossellini

Titolo Italiano Paisà
Titolo Originale Paisà
In Francia: Paisa (Paris, 26.09.47 - 115') - In Gran Bretagna: Paisa (1948 - 120') - In Usa: Paisan (1948 - 120').
Anno 1946
Durata 124'
Nazionalità Italia
Genere Dramma di guerra a episodi
Produzione OFI Organizzazione Film Internazionali
Coproduzione FFP (USA)
Distribuzione MGM
REGIA ROBERTO ROSSELLINI
Soggetto Roberto Rossellini, Marcello Pagliero, Klaus Mann, Victor Alfred Haynes, Federico Fellini, Sergio Amidei
Sceneggiatura Roberto Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini
Fotografia Otello Martelli
Musiche Renzo Rossellini
Montaggio Eraldo Da Roma
TRAMA

Sei episodi sull'avanzata degli alleati attraverso l'Italia. Nel primo (con Carmela Sazio, Robert Van Loon, Carlo Pisacane) una ragazza siciliana fraternizza con un soldato americano: entrambi vengono uccisi dai tedeschi, ma gli americani crederanno la ragazza una traditrice. Nel secondo (con Dots M. johnson, Alfonsino Pasca) uno scugnizzo napoletano ruba le scarpe a un soldato nero che finisce con l'impietosirsi. Nel terzo (con Maria Michi, Gar Moore) una ragazza romana costretta a prostituirsi, ritrova il soldato americano che l'aveva messa incinta: ma lui non la vorrà più rivedere. Nel quarto (con Harriet White, Renzo Avanzo, Giulietta Masina) un'infermiera inglese attraversa Firenze alla vana ricerca di un partigiano che ama. Nel quinto (con Bill Tubbs e i francescani del convento di Maiori) tre cappellani di confessioni diverse sono ospiti di un convento di monaci bonari, che digiunano per la conversione di due "eretici". Nel sesto (con Dale Edmonds, Cigolani), nel delta del Po, partigiani e paracadutisti alleati sono vittime della ferocia nazista.

PREMI

NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR MUSICA E REGIA

CRITICA

L'ideologia di Rossellini è ispirata a un umanitarismo e un animismo un po' generico (vedi il quinto episodio), ma la sua visione della vita è tragica e asciutta, e la capacità di cogliere e sintetizzare la realtà è unica. La spoglia commozione, i rari momenti di sorriso, la durezza non conciliatoria del finale ne fanno un film indimenticabile e imprescindibile nella nostra storia culturale (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998")

Dopo Roma città aperta (1945), presentato al primo Festival di Cannes nel 1946, Roberto Rossellini realizza Paisà, presentato nel 1947 alla prima Mostra di Venezia del dopoguerra. Al soggetto avevano lavorato in molti (Victor Haines, Marcello Pagliero, Sergio Amidei, Federico Fellini, Vasco Pratolini, lo stesso Rossellini), la sceneggiatura la scrivono solo Rossellini e Fellini. Se Roma città aperta era stata in un certo senso un'opera più sentita che pensata, con Paisà Rossellini dimostra di aver preso coscienza, anche estetica, della nuova formula di cui era stato il grande iniziatore. L'argomento, se possibile, era anche più doloroso del primo: dopo la tragedia di Roma, la tragedia d'Italia, il passaggio della morte dalla Sicilia a Comacchio. Questa volta, però, Rossellini, a differenza di quello che aveva fatto in Roma città aperta, non concede nulla al passato del cinema, narrativo e stilistico, e non accetta neanche le lacrime. Racconta tutto con secchezza documentaria e si affida solo all'interna commozione dei fatti che enuncia: con parole semplici, spoglie, impersonali che hanno sempre il gusto e i tempi della cronaca e che anzi sostituiscono quella cronaca cui nessuno in quei giorni al cinema osava ancora avvicinarsi.
Quasi tutti gli episodi su cui il film si costruisce in modo esatto e armonico, con passaggi asciuttissimi dall'uno all'altro, sono tetri, senza luce, conclusi il più delle volte con la morte di un italiano, la siciliana Carmela, la romana Francesca, il partigiano di Firenze, il gruppo insanguinato dei partigiani sul Po. Rossellini vi guarda con ciglio asciutto e labbra serrate, con atteggiamento apparentemente impassibile, non si mette mai tra le cose rappresentate e la macchina da presa, espone, enuncia, documenta, evitando ogni intervento personale, ogni sospetto di coinvolgimento. Anche se poi, pur tenendosi a distanza, quasi estraneo, arriva sempre lucidamente a coinvolgere: per un senso di fatalità cui affida sempre i personaggi, per un'eco segreta - dolorosa, drammatica che fa vibrare nel cuore di ciascuno, per un curioso, misterioso senso di attesa che fa lievitare anche narrativamente su ciascun episodio. Con la possibilità, per chi guarda, di andare oltre, di leggervi dell'altro.
Come doveva rilevare più tardi Paul Eluard quando, presentando Paisà a Parigi, affermò: "Un film al cui interno vagabondiamo quasi con passione, con lo sguardo avido, ma in cui, da buoni curiosi, siamo anche attori e spettatori. Vediamo e siamo visti, e quello che vi accade ci disorienta e ci stupisce. La vita ci trascina, ci sommerge, ci domina, perché è sempre la vita del primo venuto, colto in strada, uomo, donna, bambino, civile, soldato, con i gesti di tutti e come una fiamma improvvisa di gesti di nessuno in un paese preso in trappola. Un popolo che si dibatte, come spesso tanti altri popoli, contro la potenza dei padroni, e contro la propria debolezza, contro l'ingiustizia e la miseria; un film in cui si confessano non solo le proprie colpe, ma la propria innocenza, il proprio valore e le proprie buone azioni, non solo le proprie disgrazie, ma i propri desideri e la propria gioia, per amore della verità; una verità di volta in volta o miserabile o gloriosa ".
Concludendo così: "Senza voler mostrare gli uomini del suo paese migliori di quello che sono, Rossellini, con audacia sconvolgente e tranquilla, compensa e rettifica il passato delle vittime con la speranza degli eroi ".

NOTE

Esiguo, allora, il successo di pubblico.
La voce narrante è di Giulio Panicali.
Girato con mezzi di fortuna a ridosso dei fatti e prodotto con la collaborazione della Foreign Film Production Inc.