SCHEDA FILM

OSSESSIONE
REGIA: Luchino Visconti

Titolo Italiano Ossessione
Titolo Originale Ossessione
In USA 112', in Francia 140'.
Anno 1943
Durata 135'
Nazionalità Italia
Genere Dramma
Produzione Industrie Cinematografiche Italiane
REGIA LUCHINO VISCONTI
Soggetto "Il postino suona sempre due volte" di James Cain (non citato nei titoli di testa)
Sceneggiatura Luchino Visconti, Mario Alicata, Giuseppe De Santis
Fotografia Aldo Tonti e Domenico Scala
Scenografia Gino Franzi
Costumi Maria De Matteis
Musiche Giuseppe Rosati
Montaggio Mario Serandrei
 CAST

Clara Calamai Giovanna Bragana
Massimo Girotti Gino Costa
Juan De Landa Giuseppe Bragagna
Dhia Cristiani Anita
Elio Marcuzzo lo Spagnolo
Vittorio Duse l'agente
Michele Ricciardini don Remigio

TRAMA e COMMENTI

Un vagabondo di nome Gino (Girotti) si ferma presso uno spaccio lungo il Po, diventando l'amante di Giovanna (Calamai), la moglie dell'ignaro padrone. I due decidono di ucciderlo, ma la riscossione dell'assicurazione avvelena i loro rapporti (oltre a insospettire la polizia). Liberamente ispirato a "Il postino suona sempre due" volte di james Cain (non citato nei titoli di testa per ragioni di diritti) e sceneggiato, oltre che da Visconti, da Giuseppe De Santis, Mario Alicata, Giacomo Puccini e (non accreditati) Rosario Assunto e Sergio Grieco, è il film con cui tradizionalmente si fa iniziare il neorealismo, non tanto per la scelta del tema (anche se l'audacia del soggetto e l'importanza data al background sociale sono temi che si ritroveranno nelle opere di questo filone) ma soprattutto per la forza espressiva con cui rompe con la tradizione calligrafica del cinema fascista. Visconti, al suo esordio, dipinge un mondo squallido e senza speranza, raccontato con insolito pessimismo e freddezza di toni, tanto da venire boicottato dal regime. Evidente l'influenza del realismo francese (Visconti era stato assistente di Renoir). La parte centrale è un po' dispersiva e aneddotica, ma la passione tra Girotti e la Calamai è molto concreta e carnale e il tono generale secco e laconico, sostenuto da una grande padronanza dei mezzi espressivi (profondità di campo, lunghi piani e complessi movimenti di macchina) ne fanno un'opera modernissima. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998")

Ossessione, già all'indomani della sua uscita, diventa l'opera-manifesto non soltanto del lavoro del gruppo ruotante attorno a Visconti, ma di una serie di forze operanti a lungo negli Anni Trenta in funzione di una saldatura con le grandi tradizioni del naturalismo letterario ottocentesco e pittorico. In un certo senso tutte le strade del cinema dell'anteguerra portano ad Ossessione: nel momento in cui scorrono le prime immagini dall'interno del camion, con la strada bianca e assolata, già il regista dichiara - attraverso una esplicita citazione delle scene iniziali dell'Angelo del male (La béte humaine, 1938) di Renoir - la sua iscrizione all'interno di una precisa tradizione culturale, ideologica e cinematografica. Del testo letterario americano (“Il postino suona sempre due volte” di James Cain) resta solo l'idea e la struttura più esterna dell'intreccio con l'adulterio tra il vagabondo Gino (Massimo Girotti) e Giovanna (Clara Calamai), giovane moglie insoddisfatta di un oste di campagna. La violenza della storia, che porta in scena passioni, comportamenti, personaggi e situazioni che la censura fascista certamente preferiva lasciare ai margini del quadro, non ha riscontri analoghi nel cinema precedente.
La fisicità del contatto della macchina da presa con i personaggi e la perfetta integrazione della storia entro spazi, luoghi e paesaggi capaci di diventare parte integrante della vicenda, di aprire squarci inediti della realtà italiana, di capovolgere gli stereotipi visivi finora adottati per raccontare storie drammatiche, fanno di Ossessione il punto d'arrivo di una lunga ricerca. E il modello per una nuova generazione di intellettuali, agli occhi dei quali l'uscita del film segna ufficialmente la nascita e l'avvento di una nuova era per il cinema italiano. (da "Il cinema" vol.3, De Agostini)