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OSSESSIONE |
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| CAST
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| TRAMA e COMMENTI
Un vagabondo di nome Gino (Girotti) si ferma presso uno spaccio lungo il Po, diventando l'amante di Giovanna (Calamai), la moglie dell'ignaro padrone. I due decidono di ucciderlo, ma la riscossione dell'assicurazione avvelena i loro rapporti (oltre a insospettire la polizia). Liberamente ispirato a "Il postino suona sempre due" volte di james Cain (non citato nei titoli di testa per ragioni di diritti) e sceneggiato, oltre che da Visconti, da Giuseppe De Santis, Mario Alicata, Giacomo Puccini e (non accreditati) Rosario Assunto e Sergio Grieco, è il film con cui tradizionalmente si fa iniziare il neorealismo, non tanto per la scelta del tema (anche se l'audacia del soggetto e l'importanza data al background sociale sono temi che si ritroveranno nelle opere di questo filone) ma soprattutto per la forza espressiva con cui rompe con la tradizione calligrafica del cinema fascista. Visconti, al suo esordio, dipinge un mondo squallido e senza speranza, raccontato con insolito pessimismo e freddezza di toni, tanto da venire boicottato dal regime. Evidente l'influenza del realismo francese (Visconti era stato assistente di Renoir). La parte centrale è un po' dispersiva e aneddotica, ma la passione tra Girotti e la Calamai è molto concreta e carnale e il tono generale secco e laconico, sostenuto da una grande padronanza dei mezzi espressivi (profondità di campo, lunghi piani e complessi movimenti di macchina) ne fanno un'opera modernissima. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998") Ossessione, già all'indomani della sua uscita, diventa l'opera-manifesto non soltanto del lavoro del gruppo ruotante attorno a Visconti, ma di una serie di forze operanti a lungo negli Anni Trenta in funzione di una saldatura con le grandi tradizioni del naturalismo letterario ottocentesco e pittorico. In un certo senso tutte le strade del cinema dell'anteguerra portano ad Ossessione: nel momento in cui scorrono le prime immagini dall'interno del camion, con la strada bianca e assolata, già il regista dichiara - attraverso una esplicita citazione delle scene iniziali dell'Angelo del male (La béte humaine, 1938) di Renoir - la sua iscrizione all'interno di una precisa tradizione culturale, ideologica e cinematografica. Del testo letterario americano (Il postino suona sempre due volte di James Cain) resta solo l'idea e la struttura più esterna dell'intreccio con l'adulterio tra il vagabondo Gino (Massimo Girotti) e Giovanna (Clara Calamai), giovane moglie insoddisfatta di un oste di campagna. La violenza della storia, che porta in scena passioni, comportamenti, personaggi e situazioni che la censura fascista certamente preferiva lasciare ai margini del quadro, non ha riscontri analoghi nel cinema precedente. |
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