SCHEDA FILM

UN MARITO PER ANNA ZACCHEO
REGIA: Giuseppe De Sanis

Titolo Italiano Un marito per Anna Zaccheo
Titolo Originale Un marito per Anna Zaccheo
In Germania Occ.: Fluch der Schönheit (1954 - 95') - In Gran Bretagna: A Husband for Anna (1956 - 75')
Anno 1953
Durata 95'
Nazionalità Italia
Genere Dramma
Produzione Domenico Forges Davanzati
REGIA GIUSEPPE DE SANTIS
Soggetto Giuseppe De Santis, Alfredo Giannetti, Salvatore Laurani, Cesare Zavattini
Sceneggiatura Giuseppe De Santis, Alfredo Giannetti, Salvatore Laurani, Cesare Zavattini, Elio Petri, Gianni Puccini
Fotografia Otello Martelli
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Paolo Ricci
Musiche Rino da Positano
Fonico Giovanni Rossi
Montaggio Gabriele Varriale
 CAST

Nello Ascoli
Silvana Pampanini Anna Zaccheo
Amedeo Nazzari dottor Illuminato
Massimo Girotti Andrea
Umberto Spadaro don Antonio
Monica Clay
Anna Galasso
Dora Scarpetta
Agostino Salvietti
Edoardo Imperatrice
Franco Bologna
Giovanni Berardi
Enrico Glori
Enzo Maggio
Nando Di Claudio
Renato Terra
Carletto Sposito

TRAMA,CRITICA e NOTE

Il sogno di un buon matrimonio porta la prorompente Anna Zaccheo a una serie di tragiche esperienze: per avere la dote con cui sposare il marinaio Andrea (Girotti) accetta di fare la fotomodella (e l'immagine delle sue gambe scandalizza il quartiere); il titolare dell'agenzia (Nazzari) approfitta di lei e poi sparisce spingendola a tentare il suicidio; la ricchezza di Antonio (Spadaro) le dà solo di che vivere e non certo l'amore; la sua bellezza spinge gli uomini a offrirle impieghi volgari o peggio e alla fine anche l'amato Andrea rivela che i suoi pregiudizi sono più forti dell'amore. Dolente ritratto di una condizione femminile raccontato utilizzando i materiali della cultura bassa e popolaresca, dalla scelta della protagonista (una Pampanini generosa e procace che fa anche il bagno "come l'ha fatta mamma") ai luoghi della mercificazione o della schematizzazione della donna (la sceneggiata, il cinema, la pubblicità, i baracconi delle fiere). L'impianto didattico, però, penalizza la struttura narrativa: l'assenza di un intreccio e di una evoluzione nelle disavventure di Anna "emblematicamente espressa dall'uguaglianza tra la prima e l'ultima inquadratura, a chiudere il cerchio dell'immobilità come già avveniva in Roma ore 11" - rende il film meno appassionante e lo apre ai rischi della generalizzazione, facendo dei protagonisti i fastidiosi simboli dell'eterno conflitto tra uomo e donna. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998")