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UN MARITO PER ANNA ZACCHEO |
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| TRAMA,CRITICA e NOTE
Il sogno di un buon matrimonio porta la prorompente Anna Zaccheo a una serie di tragiche esperienze: per avere la dote con cui sposare il marinaio Andrea (Girotti) accetta di fare la fotomodella (e l'immagine delle sue gambe scandalizza il quartiere); il titolare dell'agenzia (Nazzari) approfitta di lei e poi sparisce spingendola a tentare il suicidio; la ricchezza di Antonio (Spadaro) le dà solo di che vivere e non certo l'amore; la sua bellezza spinge gli uomini a offrirle impieghi volgari o peggio e alla fine anche l'amato Andrea rivela che i suoi pregiudizi sono più forti dell'amore. Dolente ritratto di una condizione femminile raccontato utilizzando i materiali della cultura bassa e popolaresca, dalla scelta della protagonista (una Pampanini generosa e procace che fa anche il bagno "come l'ha fatta mamma") ai luoghi della mercificazione o della schematizzazione della donna (la sceneggiata, il cinema, la pubblicità, i baracconi delle fiere). L'impianto didattico, però, penalizza la struttura narrativa: l'assenza di un intreccio e di una evoluzione nelle disavventure di Anna "emblematicamente espressa dall'uguaglianza tra la prima e l'ultima inquadratura, a chiudere il cerchio dell'immobilità come già avveniva in Roma ore 11" - rende il film meno appassionante e lo apre ai rischi della generalizzazione, facendo dei protagonisti i fastidiosi simboli dell'eterno conflitto tra uomo e donna. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998") |
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