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DOV'E' LA LIBERTA' ...? |
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| CAST
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| TRAMA
Il barbiere Salvatore Lojacono è stato condannato a lunga pena per avere ucciso un tale, che egli riteneva avesse insidiato la sua onestissima moglie. Rimesso in libertà dopo ventidue anni, egli deve pensare ad eleggersi un domicilio, giacchè è sottoposto alla sorveglianza della questura e sua moglie è morta. Capita da prima in un dancing, ma il locale vien chiuso; prende poi alloggio presso un'affittacamere, ma anche di lì deve andarsene. Vagando per la città incontra i fratelli della moglie, divenuti ricchi commercianti: essi pensano subito di valersi di lui per i loro scopi e l'accolgono cordialmente. Venuto a contatto col loro mondo, apprende molti retroscena poco edificanti: sua moglie non era quella santa donna ch'egli immaginava. Ella aveva avuto per amante l'uomo ch'egli aveva ucciso, e i parenti erano informati della tresca. I cognati si sono arricchiti durante la guerra, impadronendosi dei beni degli ebrei. Ora vorrebbero spingere Salvatore a sopprimere un ebreo superstite; poi vorrebbero fargli sposare la servetta Agnesina sedotta dal fratello della suocera. Ma Salvatore, beffato ancora dalla vita, scopre che la giovane è incinta proprio di uno dei cognati. Il disgusto per quella squallida menzogna, nauseato da quanto ha veduto e inteso, Salvatore sceglie una sua libertà, quella interiore,mentale. Decide di ritornare ad ogni costo in prigione; rientratoci di straforo, viene scoperto e multato. Aggredisce allora e ferisce il suo avvocato ed ottiene l'agognata condanna. CRITICA "(...) Poi, si osservano, in varie fasi del film, lievi sbavature di stile; e una grossa macchia è l'ultima scena in tribunale, di triviale intonazione farsesca (...); ma quanto più spesso la rappresentazione è segnata da una stringente proprietà espressiva. "Dove è la libertà..?" è un'opera originale, non indegna certo del fortissimo artista che l'ha firmata (...)". (M. Clemente, "Filmcritica", n. 36 del maggio 1954). Una commedia pungente ma diseguale: il iniziato da Rossellini fu finito da Monicelli e infine manipolato dai produttori; ne uscì un apologo pessimista e filosofeggiante, ineguale nel suo ritmo (troppo farsesca la scena nel tribunale) ma con non poche notazioni acute e pungenti. (P.Mereghetti Dizionario dei Film 1998) NOTE Rossellini abbandonò la lavorazione e alcune sequenze furono girate un anno dopo da Mario Monicelli, mentre le inquadrature finali sono firmate Fellini. Il film fu anche manipolato dai produttori Ponti e De Laurentiis nel tentativo di renderlo meno amaro. |
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