SCHEDA FILM

BELLISSIMA
REGIA: LUCHINO VISCONTI
Da un'idea di C.Zavattini

Titolo Italiano Bellissima
Titolo Originale Bellissima
In Germania Occ.: Bellissima (22.01.60 - 115') - In Gran Bretagna: Bellissima (1953 - 100') - In Spagna: Bellisima (Madrid, 05.08.57) - In Usa: Bellissima (1952 - 130')
Anno 1951
Durata 113'
Nazionalità Italia
Produzione Salvo D'Angelo per la Bellissima Film
REGIA LUCHINO VISCONTI
Soggetto Da un'idea di Cesare Zavattini
Sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, Francesco Rosi e Luchino Visconti
Musiche Franco Mannino, su temi tratti da L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti
Fotografia Piero Portalupo e Paul Ronald
Scenografia Gianni Polidori
Costumi Piero Tosi
Montaggio Mario Sarandrei
 CAST

Anna Magnani Maddalena Cecconi
Walter Chiari Alberto Annovazzi
Tina Apicella Maria Cecconi
Gastone Renzelli Spartaco Cecconi
Tecla Scarano la maestra di recitazione
Arturo Bragaglia il fotografo
Lola Braccini sua moglie
Liliana Mancini Iris
Alessandro Blasetti se stesso
Mario Chiari se stesso

TRAMA,CRITICA e NOTE

Maddalena Cecconi (Magnani) è una popolana romana che sogna per la sua bambina (Apicella) un avvenire da star, e per ottenerlo è disposta a ogni sacrificio, anche a mettere in crisi il matrimonio. L'impatto col mondo dello spettacolo, dove un trafficone (Chiari) con la scusa di aiutarla le ruba tutti i risparmi, le farà cambiare idea. Un film disperante e grottesco sul falso mito del cinema, che utilizza ironicamente, come filo conduttore, le arie dell'Elisir d'amore di Donizetti. Ma anche, se non soprattutto, un film feroce sulla "filoscifia" del neoreaiismo: qui la rappresentazione del popolo è piena di contrasti e contraddizioni, realizzata con l'occhio impietoso di chi sa che i sogni sono destinati a infrangersi di fronte alla ferocia della realtà. (P.Mereghetti "Dizionario dei film 1998")

Prima di realizzare Bellissima (1951) Visconti dovrà attendere oltre tre anni. L'opera segna il suo incontro, con quasi dieci anni di ritardo, con Anna Magnani (che avrebbe voluto nella parte di Giovanna in Ossessione) e con Cesare Zavattini, e soprattutto consente al regista di ritornare a un'idea di cinema e di regia più aderente alla sua poetica, basata sull'esaltazione della professionalità e sulla massima riduzione dell'improvvisazione.
Alle spalle di Anna Magnani, Visconti dispone tutto un coro di voci popolari che si muovono e si intrecciano di continuo consentendo uno sguardo lucido su condizioni croniche di miseria e di fame di un'Italia appena uscita dalla fase della ricostruzione e pronta a guardare appena al di là dell'orizzonte dei bisogni immediati. A questo italiano popolare il cinema si offre in tutta la sua capacità fascinatrice non solo di fabbrica di sogni, ma di luogo privilegiato entro il quale si può realizzare il desiderio di mutamento improvviso dello status sociale. Visconti smonta con crudeltà la macchina cinematografica, cerca di spingere lo sguardo alle spalle della macchina da presa mostrando l'assoluta inconsistenza ideale e morale del mondo del cinema.
Ancora una volta Anna Magnani, la cui figlia è stata selezionata per divenire la protagonista del film, mostra il senso di una sconfitta dinanzi al rifiuto del grande regista (Alessandro Blasetti), che è il rifiuto della grande occasione della vita. E tuttavia questa sconfitta non è tanto e solo del personaggio che rappresenta una classe, quanto di un'utopia che ha visto nel cinema italiano del dopoguerra uno strumento reale di modificazione e di conoscenza del mondo. Nel momento in cui Visconti termina di girare Bellissima, il cordone che ancora lo lega alla cultura del neorealismo viene reciso nettamente.(da "Il Cinema" vol.3, De Agostini 1981)