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UMBERTO D. |
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![]() TRAMA Umberto D., vecchio funzionario ministeriale, costretto a vivere d'una pensione insufficiente, si dibatte tra difficolta' economiche insuperabili. Egli occupa una misera camera ammobiliata, dalla quale l'esosa padrona di casa minaccia di sfrattarlo. Ammalato, febbricitante, entra all'ospedale, dopo aver affidato il suo fedele compagno Flik, un cagnolino bastardo, a Maria, la servetta, che gli dimostra una certa comprensione. Uscito dall'ospedale dopo qualche giorno, non trova piu' a casa il suo diletto Flik: dopo febbrili ricerche lo trova al canile comunale e lo riscatta. Ora si ripresenta, piu' urgente e minaccioso, il pericolo dello sfratto. Umberto D. va in cerca di qualche vecchio amico; ma nessuno vuole o puo' aiutarlo. Gli viene l'idea di stender la mano ai passanti; ma il sentimento della propria dignita' glielo vieta. Decide allora di morire con Flik. Si reca ad un passaggio a livello; ma spaventato dal rumore del treno in arrivo, il cagnolino gli sfugge dalle mani. E' per Umberto D. la salvezza: deciso a riconquistare la fiducia e l'affetto di Flik, si mette a giocare con lui e non pensa piu' al suicidio. PREMI MIGLIOR FILM AL FESTIVAL DI PUNTA DEL ESTE CRITICA Capolavoro di De Sica, è uno dei film più belli sulla vecchiaia e la solitudine della storia del cinema, animato da un grande senso di umana dignità. Sviluppandosi con una narrazione sobria e disadorna e con quell'impressione di realtà quasi documentaria propria del neorealismo, offre una delle migliori realizzazioni della poetica del quotidiano di Cesare Zavattini, autore da solo della sceneggiatura. Eccezionale l'interpretazione del protagonista, Carlo Battisti, che non è attore professionista ma professore di glottologia all'Università di Firenze, all'epoca settantenne. (Dizionario dei Film 1998 P.Mereghetti) NOTE Il film scatenò l'ira dei benpensanti, di Giulio Andreotti (al tempo sottosegretario allo spettacolo) e di tutti quelli che pensavano che i panni sporchi si dovessero lavare in casa. |
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