IGNAZIO SILONE

VITA
OPERE
POETICA
TEMATICA
(Liberamente tratto da Giuseppe Giacalone –La Pratica della Letteratura Novecento–Guida Modulare alla storia della letteratura Italiana Antologia Tomo II F.lli Ferraro Editori 1997 Pag. 963-977)


Vita
Ignazio Silone (pseudonimo di Secondo Tranquilli) è nato a Pescina dei Marsi (L’Aquila) il 1° maggio del 1900 da un piccolo proprietario terriero e da una tessitrice. Egli stesso in Uscita di sicurezza ricorda la vita trascorsa vicino alla madre che gli raccontava a mo' di storia episodi del Vangelo e delle Vite dei Santi, e rievoca la generosità del padre assai ospitale e caritatevole e la sua dirittura morale.
Presto gli muore il padre e nel 1915, durante il terremoto della Marsica muore anche la madre; per questa ragione egli non solo dovette interrompere gli studi classici, ma venne presto a contatto con la dura realtà della vita e della guerra che in provincia faceva sentire i suoi riflessi sociali. Infatti sin dal 1917 Silone capeggiava già le prime leghe rosse dei contadini abruzzesi, mostrando di auspicare un punto d'incontro fra socialismo e cattolicesimo. Ma nel complesso la sua fu una contestazione globale della vecchia società abruzzese e delle sue istituzioni, come è testimonato da Uscita di sicurezza e da Fontamara.
Nel 1917 fu direttore del settimanale socialista e pacifista “Avanguardia”; poi redattore del “Lavoratore” di Trieste. Al congresso di Livorno (1921) aderì al Partito Comunista e fu attivo dirigente della Federazione Giovanile. Dopo l'avvento del Fascismo fu accanto a Gramsci come attivista clandestino. Dopo l'arresto del fratello si rifugiò all'estero, dove proseguì la sua attività antifascista, incorrendo anche nell'espulsione da vari Paesi. Rappresentò parecchie volte il movimento comunista con Togliatti a Mosca.
Nel 1930, durante le persecuzioni e le purghe staliniane, si staccò dal movimento comunista perché non condivideva il carattere tirannico dell'organizzazione internazionale comunista diretta da Stalin. Di quella profonda crisi, in cui emergevano anche i suoi giovanili entusiasmi libertari e cristiani, risentì tutta la sua produzione letteraria nonché il comportamento politico. Ma, pur lontano dal Partito Comunista, egli non cessò la sua attività di propagandista antifascista e socialista. Le stesse sue opere, pubblicate all'estero, Fontamara (1933 a Zurigo), Pane e vino (1936), La scuola dei dittatori (1938), Il seme sotto la neve (1941), l'opera teatrale Ed egli si nascose (1944), sono la dimostrazione della denuncia serrata, implacabile, costante, che egli faceva della violenza fascista e delle misere condizioni dei cafoni del suo paese. E i suoi libri, quasi sconosciuti in Italia, facevano il giro del mondo attraverso gli esuli antifascisti e i vari simpatizzanti stranieri, i quali vedevano in Silone uno dei più puri missionari della resistenza antifascista nel mondo. Egli operava in mezzo al pubblico straniero un ridimensionamento della realtà sociale italiana, in senso inverso, quindi veritiero, della propaganda fascista; lavorava, come un apostolo, per la libertà del popolo italiano, come Gramsci nel silenzio e nella solitudine del carcere.
Di qui lo scarso contatto con le correnti ufficiali della letteratura italiana; ma di qui anche l'insegnamento e la guida spirituale che la sua opera offrì ai nuovi scrittori italiani del Neorealismo, al suo ritorno in Italia dopo la Liberazione, e alla sua entrata nel Partito Socialista, e alla direzione dell’Avanti!. Silone non trovò buona stampa presso i critici comunisti; ma la sua influenza sui più giovani scrittori fu enorme e imprevedibile: emanava infatti da quell'uomo - lo scrittore italiano più noto all'estero e tradotto in quasi tutte le lingue - il fascino di un apostolo della democrazia e della libertà. Dopo la scissione del Partito Socialista, Silone non seguì alcuno dei due partiti rivali, anche se ha sempre manifestato la sua solidarietà ad un socialismo democratico. Comunque, la sua attività principale è stata quella di scrittore.
Le opere scritte dopo la Liberazione - Una manciata di more (1952), Il segreto di Luca (1956), La volpe e le camelie (1960), Uscita di sicurezza (1965), L'avventura d'un povero cristiano (1968), continuano i temi e sviluppano la testimonianza da lui iniziata nelle opere scritte all'estero. Pertanto egli è sempre rimasto un difensore della libertà e un credente nella liberazione della povera gente dalla miseria e dalle vessazioni dei potenti. Egli stesso precisava:
Lo scrivere non è stato per me, salvo che in qualche raro momento di grazia, un sereno godimento estetico, ma la penosa e solitaria continuazione di una lotta, dopo essermi separato dai miei compagni più cari.
Silone si è spento in Svizzera nel 1978.

Opere
Il suo primo romanzo, Fontamara, è una condanna del regime fascista e delle autorità, anche religiose che furono conniventi con esso, ma la vicenda umana e tragica che ispira i sentimenti di questi “cafoni”, assume nel corso del romanzo un tono di rilievo cosi drammatico da spiegare la fortuna che ha arriso al libro.
Forse Vino e Pane è il libro del maggiore impegno politico-morale di Silone, quello che ne mette a nudo il temperamento anarchico e anticonformista, una sorta di analisi autobiografica e morale, sotto le apparenze di un romanzo avventuroso, in cui denuncia la retorica e la violenza fascista che appaiono in tutta la loro reale malvagità e brutalità.
La tematica dell'opera di Silone si amplia col procedere degli anni e Il seme sotto la neve è già un romanzo in cui si confondono ambiente reale e atmosfera irreale e l'epilogo conferma la stranezza della storia di questo romanzo, che, pur essendo ambientato in una situazione storicamente e geograficamente reale, appare avvolta da un'atmosfera irreale. “Reale è il paese, veri sono i notabili con il loro conformismo, la loro avidità, i loro intrighi, i loro pettegolezzi. E veri sono anche gli oppositori: Simone, Pietro, la nonna, Faustina, Severino. Ma il paesaggio, i cafoni, i notabili, i vari personaggi sono come filtrati attraverso la memoria, quasi allontanati nel tempo e nello spazio. Tutto il racconto acquista un sapore di leggenda e di simbolo”.(Salinari)
Ne Il segreto di Luca la nobiltà dei sentimenti del protagonista ha riscattato anche la dignità del cafone che non potrebbe, secondo l'opinione comune, avere simili sentimenti romantici. Il romanzo vuol essere la testimonianza di questo sentimento puro e nobile del cafone. In altri termini, Silone ha voluto darci un romanzo d'amore e di sacrificio, evidenziando il fatto che anche un cafone può essere un eroe-martire dell'amore e vittima dell'ingiusta giustizia degli uomini.
L'avventura d'un povero cristiano, uscita nel 1968, presenta quasi in termini didattici la poetica e la tematica delle opere di Silone. Vi appare come motivo centrale l'anarchismo evangelico, l'utopia di un mondo retto dall'amicizia e dall'amore, quale poteva essere offerto dalle comunità monacali del Medioevo abruzzese, di cui Celestino V, frate Pietro da Morrone, fu un esempio mirabile. Silone stesso precisa l'ideale socialista di questi primitivi cristiani:
Li univa, malgrado alcune divergenze, una comune fede nell'imminente Regno di Dio, quale era stato annunziato nel secolo precedente da Gioacchino da Fiore: l'attesa di una terza età del genere umano, l'età dello Spirito, senza Chiesa, senza Stato, senza coercizioni, in una società sobria, umile e benigna, affidata alla spontanea carità degli uomini

Poetica
Nel primo romanzo il racconto viene esposto per bocca di alcuni cafoni, Giuvà, Matalena e il loro giovane figlio, che ha condiviso con Berardo la tragica esperienza della rivolta dei cafoni. E come tale, esso non perde mai il tono popolare di una narrazione concepita a livello contadino. Anche i nomi, don Circostanza, don Abbacchio, don Carlo Magna, l'Impresario, indicano perfettamente il livello popolare con cui quelle figure vengono ridimensionate dal popolo secondo i soprannomi, che ne caratterizzano le funzioni e le personalità.
Fontamara è davvero un romanzo nuovo nella nostra letteratura, un romanzo popolare, non solo per il suo contenuto di denuncia e di testimonianza politico sociale, bensì anche per il tono del racconto, per la sua lingua adeguata al modo di pensare dei cafoni e del popolo. Tutti i dialoghi sono concepiti allo stesso livello mentale con cui il popolo parla e discorre e comprende; la stessa ironia, che spesso arricchisce il romanzo, ha un valore psicologico, in quanto rivela l'anima di quella povera gente. Questa epopea degli umili, in un certo senso, è rimasta al di qua della nostra letteratura colta; ma essa ha cittadinanza legittima in quanto è opera d'arte a tutti i livelli.
Giustamente il Russi scriveva nel 1944: Fontamara è un romanzo di ambiente italiano, anzi di ambiente fascista, che apparve in Italia con più di dieci anni di ritardo dalla sua prima edizione. E' qualcosa che ci viene dall'esilio. All'estero ha avuto un grandissimo successo, specie in Inghilterra, ed è stato vastamente tradotto. Esso non assomiglia a nessun libro nostro. In tutti questi anni, com'è noto, noi abbiamo curato molto lo stile. Qualcuno, anzi, ha curato soltanto lo stile. In definitiva, abbiamo prodotto una letteratura che a stento qualche migliaio di persone è in grado di gustare. Una letteratura per letterati. Silone è invece tutt'altro; i nostri contadini (i cafoni, come lui ama dire) potrebbero capirlo senza difficoltà. Sono loro i protagonisti del romanzo, con la loro miseria, la loro superstizione, la loro vivace prontezza psicologica, i loro soprannomi bizzarri. Abbiamo qui un esempio di quella letteratura popolare che si accentuerà forse dappertutto dopo questa guerra".
Da non dimenticare è certamente la tecnica narrativa di Vino e Pane che amalgama in perfetta unità tonale passioni politiche e sentimenti d'amore, figure ridicole del regime e creature sofferenti, in un quadro realissimo della vita italiana e abruzzese degli anni intorno alla guerra etiopica, quando la retorica imperialistica portò gli animi degli italiani alla suprema alienazione politica.

Tematica
Temi fondamentali dell'opera di Silone sono ovviamente la denuncia e l'impegno politico cui però è costantemente legato un nuovo messaggio di solidarietà umana e cristiana; già nel primo romanzo, Fontamara, il protagonista Berardo comprendendo la ragione del suo sacrificio dice "Se io muoio? Sarò il primo cafone che non muore per sé, ma per gli altri" .
Lo stesso sentimento di solidarietà umana ispira la morte di Elvira:
"lo ti chiedo - essa dice alla Madonna - una sola cosa: d'intercedere per la salvezza di Berardo. In cambio ti offro l'unica povera cosa che possiedo, la mia vita."
Sul piano della tematica sociale a Silone rimane il merito di avere accompagnato e talvolta preceduto molti dei tentativi di romanzo sociale intrapresi da un vasto gruppo di scrittori anglosassoni; la differenza fra questi ultimi e lo scrittore di Pescina sta nel fatto che i primi descrivono le problematiche dell’ambiente operaio mentre egli si fa portavoce del mondo contadino.
Sempre dal primo romanzo emerge un'immagine triste dell'Italia, per lo più stranamente dimenticata: la differenza fra cafoni e cittadini, la disperazione della povera gente dei paesi, la loro assoluta ignoranza della politica. Il libro oscilla tra la satira, la cronaca, ed il racconto abbandonato e sentito. La buona fede dei contadini è spesso esagerata . Anche la distanza tra cafoni e cittadini è accentuata più che vissuta e documentata artisticamente. Ma, pur con questi limiti, il romanzo è un esempio nuovo di una letteratura realistica che non è il prodotto di una poetica intenzionale, bensì una manifestazione naturale di documentazione e di denuncia sociale, che raggiunge le vette dell'arte.
La politica di Stalin in Russia mise fortemente in crisi la fede politica di Silone che non accettò forme di compromesso con la dittatura in atto in Russia e, mantenendo sempre vivo il suo impegno di socialista e di antifascista, uscì dal PCI e assunse una posizione critica nei suoi confronti. Questo atteggiamento si ripercuote nella sua opera a partire dal secondo romanzo, in cui il protagonista, Pietro Spina, è il simbolo dell'intellettuale di sinistra che non sa rinunciare allo spirito critico e combatte contro il conformismo politico del suo stesso partito rivoluzionario, in cerca di un'etica autentica dell'azione rivoluzionaria, che è sempre ricerca di libertà e di solidarietà umana.
Simbolo e utopia è il mondo a cui aspirano gli oppositori: un mondo che si sottrae alle dimensioni di una ideologia politica (sia pure socialista) e vuole invece misurarsi con il metro delle grandi verità eterne, la giustizia, la libertà, la nobiltà d'animo, l'amicizia, l'amore. E simbolo sono anche i personaggi del mondo ufficiale: simbolo di ciò che opprime l'uomo non solo in determinati periodi della storia, come quello fascista, ma da sempre, da quando esiste una società divisa in classi: il denaro, la ingordigia, l'invidia, l'avarizia, la sete di potere. La ribellione di Spina e dei suoi amici è appunto la riconquista dei valori elementari dell'uomo. Ed essi agiscono, si muovono, parlano come santi laici. Credo che l'efficacia di questo romanzo sia determinata appunto dal fatto che l'ideologia utopistica, anarchica, cristianeggiante di Silone ha potuto incontrarsi con una materia che permetteva di essere sottratta al tempo e allo spazio: il paesaggio abruzzese, nel periodo fascista, ancora ai margini della civiltà e del mondo ufficiale. E, in tal modo, sono diventati pregi anche quelli che, in altri romanzi, apparivano come difetti: il tono piatto e dimesso del racconto, quel suo procedere lento, analitico, estenuante, quel dialogo incantato e distante, quasi che ogni personaggio ascolti dentro di sé le risonanze delle sue stesse parole ” (SALINARI). E questo spiega anche il giudizio favorevole della critica ufficiale italiana per questo romanzo, ritenuto tra i migliori di Silone e tra i più complessi dell'ultima letteratura.
Il segreto di Luca, per una certa delicatezza di toni, sembra diverso dai consueti romanzi politici di Silone, ma sostanzialmente anche qui l'ansia della verità e l'amore della giustizia, assurti a valori supremi di lotta e di speranza, costituiscono un elemento essenziale alla spiritualità di Silone. Del resto tale delicatezza sentimentale egli aveva esaltato già nell'amore di Pietro Spina e Cristina, anche lei morta per amore in mezzo alla bufera di neve in pasto ai lupi affamati..
Ne L’avventura di un povero cristiano è espressa l'utopia politica, religiosa, sociale di Silone, quella che vive nella coscienza dell'uomo e si manifesta come inquietudine che nessuna riforma e nessun benessere materiale potranno mai placare, la storia di una sempre delusa speranza, ma di una speranza tenace. L'ideologia di Silone è tutta qui, in questo spirito di solidarietà e di fratellanza autentica, in cui il socialismo moderno rivela tutta la sua interiore carica cristiana, tanto che Silone può definirsi "un socialista senza partito e un cristiano senza chiesa".