Vita
Beppe Fenoglio nacque ad Alba il l marzo 1922 e durante l'ultima guerra fu soldato nell'esercito regio e poi partigiano attivo; dopo la guerra si impiegò presso una ditta enologica e coltivò la letteratura inglese, traducendo opere antiche e moderne, da Chaucer a Eliot. La sua vita trascorse tra il lavoro e gli affetti familiari; nel 1960 sposò Luciana Bombardi e nel 1961 gli nacque Margherita. Nel 1952 pubblicò la sua prima opera, I ventitré giorni della città di Alba; nel 1954, il romanzo breve La malora; nel 1959, Primavera di bellezza, un romanzo che gli fece ottenere il premio Prato nel 1960; nel 1962 ottenne il premio Alpi Apuane per il racconto Ma il mio amore è Paco, incluso nella raccolta di racconti Un giorno di fuoco (1963). Nel 1962 si ammalava di cancro ai bronchi e moriva nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963. Pertanto uscirono postumi, per le cure degli amici e degli studiosi che cercarono tra i suoi manoscritti: Un giorno di fuoco (1963), che ottenne il premio Puccini-Senigallia; Il partigiano Johnny (1968), che ottenne il premio Prato; e La paga del sabato (1969).
Opere
Fenoglio è considerato tra i massimi rappresentanti del Realismo. ma ebbe anche la sventura di non essere gradito ai critici marxisti, per quella particolare ironia e singolare distacco con cui rievocò la sua esperienza partigiana.
Il suo primo volume, I ventitré giorni della città di Alba, contiene 12 racconti nati in gran parte dalla sua esperienza di partigiano, oltre che dalla sua attenzione ai problemi della vita contadina e alla situazione sociale, su cui la Resistenza era passata senza quasi nulla cambiare. La pagina in cui si descrive la prima sfilata dei partigiani entrati vincitori ad Alba potrebbe offendere un marxista per la sua dissacrazione della Resistenza:
Fu la più selvaggia parata della storia moderna: solamente di divise ce n'era per cento carnevali. Fece un'impressione senza pari quel partigiano semplice che passò rivestito dell'uniforme di gala di colonnello d'artiglieria cogli alamari neri e la bande gialle e intorno alla vita il cinturone rossonero dei pompieri col grosso gancio... tutti, o quasi, portavano ricamato sul fazzoletto il nome di battaglia. La gente li leggeva come si leggono i numeri sulla schiena dei corridori ciclisti; lesse nomi romantici e formidabili, che andavano da Rolando a Dinamite. Cogli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare -Ahi povera Italia! -, perché queste ragazze avevano delle facce e un'andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l'occhio. I comandanti che su questo punto non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e s'erano scaraventate in città.
E proprio l ironia che sottolinea il distacco artistico di Fenoglio e che fa di un fatto di cronaca di guerra un racconto grottesco e drammatico insieme.
Ovviamente il racconto si fa drammatico quando i partigiani sono costretti ad abbandonare la città di Alba e a ritirarsi sulle colline inseguiti dal numero stragrande di fascisti. Eppure anche in queste pagine Fenoglio non evita le sue punte umoristiche e grottesche, accanto a quelle pietose.
Nellopera si riflette la sua vicenda autobiografica, la sua esperienza di giovane intellettuale, che matura la decisione di farsi partigiano in un clima di sopraffazioni e di violenze; non si tratta soltanto di un racconto partigiano, bensì di una attenta analisi sulla maturazione in un giovane intellettuale della sua presa di coscienza della realtà politica e umana in circostanze drammatiche e paradossali.
Nella raccolta, sei racconti narrano avvenimenti quotidiani, di città e di campagna. Sono questi che rivelano il timbro realistico della sua arte, esemplata quasi sul modello di Verga; e documentano anche la visione che Fenoglio ebbe della vita, intesa come una interminabile guerra, poiché, anche quando la guerra partigiana era finita, il tempo della pace era così tramato di crudeltà da far pensare a un'altra guerra, quella degli uomini per il lavoro. Così nei suoi racconti, sotto l'apparenza documentaria, la guerra, la Resistenza, l'amore, la giovinezza, gli affetti domestici, i temi stessi della vita in tempo di pace, sono assimilati tutti, riportati tutti sotto un segno di violenza.
Il romanzo breve La malora (1954) tratta di una storia contadina. Il mondo rappresentato è ancora quello delle Langhe, che gravita attorno al suo centro ideale, la città di Alba, qui evidenziata come una specie di Mecca del benessere. sognata dai poveri contadini perseguitati dalla malasorte.
Il romanzo è il racconto in prima persona del protagonista, Agostino, un contadino (rimasto orfano di padre) costretto ad andare a servizio da un avaro fattore-mezzadro, un certo Tobia, per mantenere se stesso e aiutare il fratello Emilio nei suoi studi da prete al seminario di Alba.
Mai la narrativa aveva denunciato simili condizioni di vita contadina nell'industrioso Piemonte. Ora per l'arte di Fenoglio sappiamo che anche nelle vicinanze di Alba c'è tanta povera gente che vende ai mercati i figli contadini.
Nel 1959 Fenoglio pubblicava il romanzo Primavera di bellezza e, quando la crisi del movimento realistico italiano era già in uno stadio avanzato, ebbe il coraggio di dire ancora la verità, riproponendo la tematica della crisi del Fascismo e della Resistenza.
Lo sfacelo morale e materiale dell'esercito dopo l'8 settembre 1943, e la speranza di una nuova lotta con le formazioni dei primi nuclei partigiani costituiscono la materia del romanzo. Nel protagonista, un intellettuale antifascista, studioso di lingua inglese, capace di comprendere il grottesco e il criminale del regime fascista, si compendia tutto il mondo interiore culturale di Fenoglio, antifascista, cultore della lingua e della letteratura inglese fino al punto da ritenerla la sua lingua ideale .
Questo giovane, sconsolato e deluso per lo sfacelo del nostro esercito, incapace di opporsi ai tedeschi ancora poco numerosi al momento dell'armistizio, cerca di rientrare in Piemonte, ma a pochi chilometri da casa si unisce a un gruppo di ribelli. Nel corso di un attacco, mentre sta per essere ucciso, sente arrivare la bomba a mano lanciata dai suoi amici, e riesce a sorridere nella speranza che quella bomba uccida i tedeschi.
La raccolta di racconti Un giorno di fuoco fu pubblicata postuma nel 1963, e successivamente nel 1965 con l'aggiunta di un romanzo breve, Una questione privata. C'è un allargamento dei temi e dei problemi esistenziali di Fenoglio, che, pur rimanendo sempre nei limiti della violenza economica e della esperienza partigiana, non escludono affatto la polemica sociale. In Un giorno di fuoco la rassegnata umiltà dei protagonisti della Malora esplode in una forsennata strage di uomini su cui occorre indagare per capire l'analisi che egli fa alla società responsabile di traumi di violenza sociale ed economica, che si riflettono poi nel comportamento violento dei suoi figli. Accanto a questi temi di violenza ci sono quelli dell'amore, che però subisce anchesso la terribile violenza economica della vita..
Entrambi i temi della guerra e dell'amore si intrecciano mirabilmente in perfetta unità narrativa e drammatica nel romanzo breve Una questione privata. ambientato anchesso nel clima della guerra partigiana. La bellezza e l'originalità di questo romanzo consiste nel fatto che "i due motivi - quello amoroso e quello della Resistenza - si sostengono e si illuminano a vicenda, in una fusione veramente rara a trovarsi in racconti di questo genere" (Salinari). Il romanzo propone chiaramente un problema esistenziale di drammatica ossessione. Il partigiano Milton, protagonista del romanzo, ha bisogno dell'amore di Fulvia per accettare la vita e per correre incontro alla morte. Il mondo e l'ambiente dei partigiani, con tutte le brutture che comporta gli appare come la rappresentazione oggettiva del marcio e del tradimento che la vita gli presenta nella sua vera realtà; soltanto la certezza del suo amore, la purezza dell'amore di Fulvia per lui rappresenterebbe l'unico valore della vita, l'unica ragione per cui vivere sarebbe preferibile al morire.
Nel 1968 Lorenzo Mondo pubblicava dagli inediti di Fenoglio il romanzo Il partigiano Johnny, che doveva costituire parte integrante di Primavera di bellezza. Protagonista del romanzo è lo stesso Johnny di Primavera di bellezza, non morto, bensì imboscato in una villetta sulle colline vicine ad Alba.
Nella ricostruzione di Lorenzo Mondo blocchi narrativi diversamente databili sono stati accostati in modo arbitrario, sicché non ci è possibile distinguere nel romanzo le parti scritte prima e quelle scritte dopo. Ma indubbiamente esso rimane un'opera di alto livello artistico e narrativo, una sorta di odissea disperata del partigiano superstite nelle alte colline.
Poetica
Rimase sempre estraneo ai circoli e ai giochi letterari: la sua posizione è quella del realista puro, fino a rasentare il limite estremo del documento e della cronaca; del resto, per la sua stessa attività presso una ditta enologica, era rimasto assai legato alla sua condizione contadina e alla sua esperienza di uomo pratico. Ciò non comporta lassenza in lui di espressioni sottili e di frasi interamente in lingua inglese che mirano a realizzare una maggiore efficacia stilistica, che può anche essere intesa come un aspetto decadente della sua cultura. Ma non può dirsi un decadente; anzi la lezione del Verga appare la più importante nei suoi racconti - specie in quelli che riguardano la sua infanzia contadina, come La malora. Certamente "quell'esperienza di vita partigiana (che fu al centro della sua breve esistenza) è rimasta [
] al centro della narrativa di Fenoglio, in quanto lo portò a più stretto contatto con quel mondo contadino, e a cercare nella sua elementarità non tanto rifugio o evasione dai propri complessi di intellettuale, ma l'essenza, il segreto della vita e della propria vita" (Bocelli)
Non fu mai un letterato di professione, bensì uno scrittore di istinto, che si era formato un gusto personale attraverso la lettura dei maggiori testi inglesi e italiani.
Il suo attaccamento alla sua terra natia, fu. Lì c'erano i ricordi e le esperienze della prima infanzia contadina, i suoi studi liceali, il rifiuto netto e deciso alla faciloneria e alla retorica delle parate fasciste,. In quei luoghi egli trascorse i suoi lunghi giorni di lotta partigiana contro fascisti e tedeschi. Il sangue delle Langhe vive e palpita in Fenoglio, molto più che in Pavese, in cui la letteratura ha operato un vaccino simbolistico di tipo decadente.
"Fenoglio soffrì nella carne e nello spirito la lotta partigiana e anti-fascista, Pavese soffri quella tragica esperienza in modo contemplativo e ideologico, fino a farne le ragioni di una sofferenza esistenziale da romanzo intimista. Fenoglio fu un estroverso come narratore, Pavese un introverso. In Fenoglio la cultura appare come un elemento, tra i tanti, che caratterizzano anche il suo umorismo, in Pavese la cultura ha un peso assai determinante, anche rispetto alla sua esperienza di vita. Entrambi, però, sono nel Realismo, anche se il loro realismo non fu una scuola, bensì una scoperta di una regione italiana, in gran parte ancora inedita in quella esperienza contadina e paesana"(Giacalone).
Con Primavera di bellezza Fenoglio "ripropone il problema del romanzo corale, cento voci diverse e nessun mattatore: e lo risolve, pur senza rinunziare a delinearci il personaggio umanissimo di Johnny (uno dei pochissimi autentici e non retorici eroi positivi della nostra letteratura). Si rifà alla fonte stessa del recente Realismo italiano - la grande esperienza della guerra e della lotta antifascista - ma comprende che oggi lo scrittore non può fondarsi essenzialmente sulla forza documentaria della cronaca, quella forza che ha reso indimenticabili alcuni film o romanzi dell'immediato dopoguerra; comprende che per superare la barriera dell'attuale involuzione della nostra società e della inevitabile usura a cui sono stati sottoposti i valori della Resistenza, per ritrovare quei valori nella loro originale freschezza è necessaria un'opera di scavo che solo la ragione può compiere, che solo le idee possono sostenere" (Salinari).
Anche se i temi dei primi racconti e della Malora nel complesso rimangono gli stessi, l'interesse dello scrittore sembra appuntarsi più sullo stile e sul linguaggio, equilibrando la violenza linguistica con la continuità del narrare. "Il fatto è che quella che nella Malora era violenza dialettale, colore del luogo e della parlata, qui assume una funzione esclusivamente stilistica, non tende più alla rappresentazione di un ambiente, di una società, ma entra in un gioco di comportamenti di linguaggio, e la forza espressionistica non nasce dalla ripetizione del dialetto, ma la memoria dialettale resta non più che un'ombra appena accennata su una parola che ricerca piuttosto natura e colore da un'origine dotta, quasi di vocabolario, la cui energia, di origine non popolaresca e volgare, riesce a fondersi più facilmente col ritmo serrato del romanzo" (Barberi Squarotti)
Anche se è vero che il materiale de Il partigiano Johnny costituisce una redazione giovanile, che l'autore via via rielaborò per trarne i racconti pubblicati in seguito e quelli cui lavorava al momento della morte, questo romanzo rimane come il libro più complesso della nostra generazione uscita dalla guerra partigiana. C'è non solo una risonanza epico-tragica, ma anche una costante ricerca di catarsi morale; e c'è anche la ricerca di un nuovo linguaggio. "Risulta infatti evidente, nel tormentato impegno di neologismi, nella violenta torsione della lingua quasi sempre in senso sostantivante, la volontà di agire sul linguaggio contemporaneo con modi anti impressionistici, di concentrazione espressiva, di robusto e quasi sprezzante intervento culturale; in una parola, in direzione di una nuova classicità" (Pampaloni). A ciò si aggiunga anche la presenza continua di espressioni inglesi collocate al momento giusto, quasi a integrazione di quella fermezza di segno e di spiccato rilievo che forse la lingua italiana non gli avrebbe potuto fornire.
Tematica
Dopo i poveri diavoli di Verga, ora conosciamo i piemontesi poveri di Fenoglio; e la malora delle Langhe può ben stare a confronto con la "Provvidenza", barca maledetta dei Malavoglia, o con la desolata e malarica sciara siciliana.
Questi poveri sventurati delle Langhe, tuttavia, sono più vittime della società che del destino: in Fenoglio c'è più impegno sociale che in Verga. "C'è un solo modo di sottrarsi alla condanna del poco pane e del molto sudore: un mutamento economico, che conduca sui mercati, tra gli uomini che maneggiano quattrini e non la vanga. Oppure, per un periodo breve e che resta una vacanza favolosa, la chiamata di leva. Il fratello di Agostino, Stefano, si sottrae alla fatica così, per ventun mesi, e quando torna è cambiato, tace in casa, scontento e ostile, e parla solo all'osteria raccontando le cose godute. Ma ciascuno deve seguire il suo destino: come Emilio piega la testa alla decisione di entrare in seminario, così Ginotta, la figlia di Tobia, se ne va sposa dopo due senserie, la seconda delle quali l'aggiudica, a suon di marenghi laboriosamente contrattati, a un monferrino che, fidandosi del sensale, per veder Ginotta aspettava d'avercela accanto davanti al prete. Il pranzo di nozze è una delle pagine più intense di questa prima parte: visto con gli occhi di Agostino che tribola fino all'ultimo nel timore di non avere un posto a tavola, è una galleria di personaggi colti in un momento di verità" (Lagorio).