CARLO BERNARI

VITA
OPERE
POETICA
TEMATICA
(Liberamente tratto da Giuseppe Giacalone –La Pratica della Letteratura Novecento–Guida Modulare alla storia della letteratura Italiana Antologia Tomo II F.lli Ferraro Editori 1997 Pag. 949-958)


Vita
Carlo Bernari è nato a Napoli il 13 ottobre 1909 da famiglia di origine francese. Il padre dirigeva un'azienda per la lavorazione e la tintura dei tessuti; ed è assai probabile che i primi elementi della sua formazione di scrittore interessato ai problemi degli operai meridionali egli li abbia attinti in quella piccola fabbrica. A tredici anni Bernari si vide sbarrata la strada della scuola per un decreto di espulsione con la calunniosa accusa di aver sobillato i compagni di classe. Questa crisi scolastica ha fatto di lui sostanzialmente un autodidatta, ma un autodidatta che ebbe contatti diretti con gli intellettuali napoletani del tempo, fra cui B.Croce.
Fra il 1930 e il 1932 Bernari fu in Francia, dove ebbe rapporti con i maggiori scrittori dell'avanguardia francese: Bréton, Aragon, Eluard. Questo soggiorno parigino ebbe una notevole importanza per la genesi della sua prima opera importante, Tre operai (1934): certa spavalderia sintattica appartiene indubbiamente a quel generale sentimento di spregio per le norme costituite, per le grammatiche chiuse; lo stesso per quanto attiene alle spericolatezze avanguardistiche che non arretravano davanti a qualsiasi contaminazione; e così pure per quel clima etico-politico che l'antifascismo in esilio restituiva all'Italia dalle rive della Senna.
Dal 1934 Bernari fu schedatore di libri antichi e funzionario della Hoepli antiquaria e dal '39-'41 redattore capo con Grandi di “Circoli” e poi del settimanale di Mondadori “Tempo”.
Alla fine della seconda guerra mondiale, Bernari riprese la sua attività di giornalista e di narratore, che culminò in un famoso viaggio in Cina nel 1955 per incarico de “L’Europeo ”. Da allora i successi non gli sono mancati: infatti, Tre operai ebbe il riconoscimento di un premio dell'Accademia d'Italia; Tre casi sospetti il premio Brera del 1946; Speranzella il premio Viareggio del 1950; Vesuvio e pane il premio Salento del 1952; Amore amaro il premio Borselli del 1960. Ha collaborato ancora a numerose riviste occupandosi anche di cinema come sceneggiatore e regista. E’ morto a Roma nel 1992.

Opere

Come letterato Bernari è uno dei maggiori narratori meridionalisti; e, anche se è discutibile che egli sia uno dei precursori e maestri del nostro Neorealismo con Tre operai (1934), certamente rivela una singolare capacità di osservare uomini e cose alla luce di una sua personale visione delle vicende umane, non perdendo mai di vista il rapporto sociale dell'uomo tra gli uomini, dell'uomo alienato dalla fabbrica e dal lavoro.
Si è detto da parte di certa critica che il mondo di Tre operai è di purissima marca crepuscolare ma sostanzialmente il romanzo di Bernari portava all'attenzione del pubblico la vita stentata del proletariato napoletano-italiano, anche se vagamente precisato nella geografia, ispirato dalla lettura intensa dei più importanti romanzi europei e americani di allora. Merito di Bernari fu di aver dato, con Tre operai, un contributo notevole ad ampliare gli orizzonti della nostra letteratura che pareva volersi ancorare nei limiti di un nazionalismo gretto, aiutandola ad aderire alle ragioni più vere del nostro tempo. Il dramma del dopoguerra gli appariva come dramma comune di tutti i popoli.
Il secondo romanzo, Quasi un secolo (1940), racconta la storia di una famiglia inquadrata nelle vicende storiche dopo l'unità d'Italia. Qui l'autore rivela una notevole capacità di comporre in grandi architetture ben delineate, fatti, emozioni, immagini della fantasia, senza mai concedere nulla all'estro e all'improvvisazione, in una forma vigile e talvolta anche molto elaborata.
Questo romanzo racconta la storia di una famiglia che, attraverso tre generazioni, era stata protagonista diretta e indiretta di vicende drammatiche e cruente inquadrate nella vita del popolo italiano: sono gli anni in cui cade la Destra, si sgretolano i partiti che avevano fatto l'unità d'Italia, viene a mancare ogni ragione pubblica di coesione nella società italiana, mentre prevalgono sempre di più le ragioni private delle famiglie.
La produzione narrativa di Bernari torna ad attirare interesse negli anni successivi alla seconda guerra mondiale con i seguenti libri: Tre casi sospetti (1946), Prologo alle tenebre (1947), Speranzella (1949), Vesuvio e pane (1952); nonché opere minori, come Napoli guerra e pace (1945) e Siamo tutti bambini (1951), che riprendeva vecchi suoi racconti.
Tre casi sospetti, la cui prima stesura risale agli anni tra il 1939 e il '42, mette in rapporto tre personaggi tipici - un operaio, un muratore e un impiegato con la società borghese, attraverso una serie di storie allusive e vicende umane, in cui spesso realtà e favola sembrano confondersi.
Il romanzo Prologo alle tenebre, composto tra il 1943 e il '46, fu pubblicato nel '47, ed è la storia di quel tempo favoloso in cui si cospirava per una libertà più pura. Si svolge a Napoli durante gli ultimi anni della guerra ed è imperniato sulle vicende di cinque personaggi che sono legati ad un segreto. Pur essendo un grande affresco della vita napoletana, rappresentata nei suoi aspetti più significativi ed essenziali, vi si sente lo scontro fra due culture, quella idealistica e quella del clandestino.
Il romanzo Speranzella (1949) fu pubblicato nello stesso anno in cui ottenne il premio Viareggio (1950). E’ la storia di Napoli in un momento particolare della sua vita millenaria, cioè la lotta politica per il referendum costituzionale del 1946.. Qui la Napoli con le sue tradizioni, col suo patrimonio tipico di arguta miseria, viene messa in netto contrasto col tempo reale in cui sorgono le esigenze di una nuova società. Bernari si è soffermato su una antica via di Napoli che si chiama Speranzella, traendone tutta una materia drammatica e disperata, tutto il tumulto di passioni, di sentimenti e di contraddizioni, tipici della Napoli del dopoguerra.
Il grosso romanzo, Vesuvio e pane (1952) è diviso in cinque libri (Si vende Napoli per due soldi, Debito sopra debito, Vedi Napoli e poi muori, Il ventre della Vacca, Napoli è sempre Napoli).
Diversamente dalla letteratura napoletana d'altri tempi che si risolveva tutta nel comico, questa di Bernari si esprime in una presa di coscienza dolorosa della realtà e della situazione di fatto in cui i personaggi napoletani vivono e soffrono, pur nella loro apparente ilarità, in una condizione grave di miseria. E l'intento dello scrittore è quello di percorrere il mondo napoletano in tutti i suoi aspetti mondani, non più con l'animo del bozzettista ottocentesco, ma con la mentalità razionale e politicamente critica. Con questo romanzo Bernari chiudeva la sua lunga stagione neorealista.
I suoi due successivi romanzi, Domani e poi domani (1957) e Amore amaro (1958), escono dal mondo napoletano e si collocano in una dimensione più generale del problema meridionale. Infatti il primo è ambientato nelle Puglie nell'immediato dopoguerra, nel clima delle lotte monarchiche. Anche qui il narratore conduce il suo racconto su due dimensioni: quella privata e quella pubblica. La storia del vecchio Monaco, che si è innamorato di una giovane, da una parte è condotta come un soliloquio continuo dell'uomo con se stesso, sul destino che lo attende e sul senso degli anni che ancora dovrà vivere. Ed egli, per non restare vittima delle consuetudini meridionali, cede al fascino di un amore impossibile che, tuttavia, non gli consente di rivivere una nuova giovinezza. In tal modo Bernari ha saputo inserire nel racconto la parabola di tutta una vita di due generazioni di una società meridionale. Un romanzo, questo del Bernari, assai diverso dai precedenti, quasi tutto in chiave psicologica ed esistenziale.
Del resto tale spirito di osservatore psicologico, oltre che sociale e politico, si è potuto notare anche nel suo libro di viaggio, Il gigante Cina (1957), il cui intento è stato quello di riportare “alla luce il senso di una dimenticata civiltà popolare, di un costume di vita sconosciuto, di un nuovo modo di concepire la vita sociale, di nuovi rapporti tra gli uomini” (VIRDIA).
Il romanzo Amore amaro (1958) è la storia di una bellissima vedova, Renata, avanti negli anni, amata disperatamente da un giovane, sullo sfondo dì una Roma ambigua. Renata è ritratta con tutti i suoi pregiudizi borghesi in una continua lotta interiore tra amore e non amore a causa della differenza d'età e della consapevolezza della caducità dì quel sentimento; il giovane innamorato, Ugo, travolto dal suo amore va alla ricerca delle ragioni di quel sentimento singolare. Tra di loro si inserisce la figura del figlio della vedova, fisicamente e moralmente infelice, il quale si lega all'uomo della madre con un abbandono tra filiale e fraterno, quasi a far comprendere meglio il senso dell'amore che quello nutre per la madre e farne constatare l'amarezza. Sarà proprio Vittorio, il figlio della vedova, a convincere Ugo ad allontanarsi dalla vita di Renata.
“ Libro impegnativo sul piano psicologico, proprio laddove aveva dimostrato una certa carenza di approfondimento, a vantaggio dell'indagine storica: nel ricambio poi di crudeltà e pietà, e nel distendersi di questo rapporto, Bernari ha rivelato forti e coscienti doti di narratore: essendo riuscito a cogliere, nella caducità dei rapporti umani, il disperato contrasto della vita ” (Mauro).
Il volume Bibbia napoletana (1960) rappresenta ancora la vita pulsante di Napoli, e le sue suggestioni, senza mai cadere in quella retorica dei luoghi comuni e tradizionali che ha tratto in inganno tanti scrittori meridionali. Bernari non è uno scrittore napoletano che se ne sta alla finestra a contemplare fino alla nausea i vicoli e i fondaci di Napoli, o scende in mezzo al popolo per confondersi con esso; è soprattutto una mente critica, pensosa di problemi umani e sociali, che ha trovato nella Napoli fascista e del dopoguerra il teatro onde presentare la sua umanità e la sua visione della vita. Anche il suo singolare e vivo linguaggio narrativo e parlato gli sale dalla sua città, ma egli lo ha così bene arricchito con la sua cultura letteraria, da farne un nuovo e originale linguaggio artistico, in cui lingua e dialetto si arricchiscono e si vivificano a vicenda. Infine ha pubblicato nel 1964, Era l'anno del sole questo; Un foro nel parabrezza (1971); Tanto la rivoluzione non scoppierà (1976), Napoli silenzio e grida (1977) e Il giorno degli assassini (1980).

Poetica
In Tre operai è presente l’influenza di autori americani e eurpoei :“Di Doeblin e Dos Passos erano certa crudezza di tono, il taglio quasi cinematografico del racconto, le condizioni di quegli operai, il clima che, in quegli scrittori, era il risultato più immediato della prima guerra mondiale che aveva visto, col crollo dell'Impero austriaco, il disagio e l'irrequietezza di una classe non ancora matura e organizzata”(Tanda)
Il suo libro, era in realtà lo specchio di quel clima di generale incertezza che dava luogo a speculazioni di carattere esistenziale, sintomo non manifestamente politico quanto psicologico delle condizioni storiche di regimi i cui presupposti mettevano dichiaratamente in forse l'esistenza dell'uomo.
L’importanza di Quasi un secolo probabilmente consiste nell'indicare la seconda direzione della sua vena narrativa; infatti, la prima, in Tre operai, si era dimostrata chiaramente impegnata nel presente, attenta a cogliere e a sperimentare nella fantasia la problematica e la mitografia del proprio tempo; la seconda, invece, è “ impegnata in un paziente lavoro di scavo nel passato, nel tentativo di giungere ad una prospettiva più esatta, di seguire il cammino inverso, dalla storia alla cronaca, facendo rivivere fatti, vicende, sentimenti in una loro dimensione spaziale e temporale.” (Tanda)
Notevole anche l'originalità del linguaggio narrativo di Bernari, non solo per quella carica di dialetto napoletano che si rileva anche nella sua sintassi italiana, ma soprattutto per una singolare scarnificazione e semplificazione della parola ridotta alla sua essenzialità oggettiva.
Proprio per il problema del linguaggio la critica si è soffermata su Speranzella, caratterizzato da un continuo scambio tra forma letteraria e forma dialettale, tra lingua scritta e lingua parlata.

Tematica
Riuscirebbe riduttivo distinguere separatamente i motivi tematici della narrativa di Carlo Bernari, giacché tutti, lavoro, amore, fabbrica, storia, cronaca, meridione, sono strettamente collegati tra loro in una fittissima rete di rapporti che non è possibile smagliare se si vuole che il discorso abbia una sua validità e un suo equilibrio.
Tema fondamentale di tutta l'opera di Bernari è indubbiamente il rapporto individuo/società, rappresentato in varie accezioni, ma sempre in una sua fase di tensione, solo dalla quale può sgorgare il giudizio morale.
Data la visione chiaramente marxiana di Bernari, il rapporto tra individuo e "sistema" non costituisce l'accostamento di due entità metastoriche tra loro nettamente separate, ma uno scontro tra forze reali sempre ben identificato storicamente.
Paura, segreto, incomunicabilità, disperazione connessa a fame fisica e morale sono singole manifestazioni di una aberrante situazione di tensione.
Segreto e incomunicabilità troviamo in Tre operai, nell'incomprensione - o non volontà di comprensione - che governa le unioni dei personaggi; i soli momenti di "comunicazione" sono, o piuttosto potrebbero essere, quelli della rivoluzione - altro elemento tematico - e dell'amore
Paura, segreto, incomunicabilità dominano anche Tre casi sospetti e Prologo alle tenebre, dove è descritta la funzione disgregatrice che questi tre elementi operano sugli individui, e in Prologo costituiscono l'ossatura stessa del romanzo, nel quale l'elemento paura si articola nella sua connotazione storica e in quella metafisica, esistenziale.
In Speranzella, il discorso di fondo non muta: la trama del romanzo è infatti tutta intessuta di paure, di segreti, di sconfitte.
Una paura sottile è anche alla base di Amore amaro, al punto da prevaricare l'elemento dell’amore che dovrebbe a norma del titolo risultare il più appariscente.
Il fallimento è un elemento che torna puntualmente in ogni opera di Bernari, ma non si tratta di un nuovo, più ampio " ciclo dei vinti "; Bernari non carica cioè i suoi personaggi di una teoria precostituita non li forza negli schemi di un chiuso fatalismo. La sua è soprattutto un'indagine di verità, nel senso che la sua attenzione va alle forze che determinano il fallimento, non al fallimento di per sé.
Nei personaggi di Bernari il fallimento rappresenta soltanto un punto di sutura tra un ciclo e l'altro, nel senso che a quel punto s'inizia o potrebbe comunque iniziare un'altra storia o un'altra fase della stessa storia, il cui andamento potrebbe anche essere diverso qualora ne siano mutate le condizioni storiche o qualora l'esperienza vissuta sia messa a frutto. E c'è sempre o quasi sempre il motivo della diaspora, dell'allontanamento verso un altro luogo, che solitamente è il Nord, dove è facile trovare lavoro; ma può essere occasionalmente anche il Sud mentre di solito è il luogo d'origine, cui il deluso torna come al grembo materno dopo la sconfitta
anche nell'esperienza negativa le storie di Bernari non possono considerarsi pessimiste: c'è sempre un filo di speranza. A Bernari interessa,. piú della conclusione, tutto quanto sta a monte e porta al fallimento, le cause collettive e individuali di esso.
Un altro dei cardini dell'intera produzione letteraria di Bernari è il meridione e i suoi problemi. L'atteggiamento dello scrittore nei confronti della realtà, i suoi studi, le sue frequentazioni di meridionalista trovano spazio costante nella sua narrativa, ma anche in libri particolari dove il profilo saggistico o direttamente polemico è preminente, come Napoli pace e guerra, Bibbia napoletana, Non gettate via la scala, Napoli silenzio e grida.
L’ultimo romanzo si configura come compendio di tutti i motivi bernariani; con in più una conclusione, stavolta, nuova ma terribile: la convinzione che ormai " per essa verità non vi è altro premio che la morte ".'