Vita
Giorgio Bassani è nato a Bologna il 4 marzo 1916 da famiglia ferrarese e a Ferrara ha trascorso la giovinezza. Si è laureato con Roberto Longhi, nella facoltà di Lettere. Fino al 1943 è vissuto a Ferrara, alternando l'attività letteraria con l'azione politica clandestina. Nella primavera del '43 fu arrestato sotto l'accusa di antifascismo; e dopo l'armistizio partecipò attivamente alla Resistenza. Oggi è considerato tra gli scrittori di più viva partecipazione politica, anche se non può essere annoverato tra quelli politicamente impegnati è stato redattore di "Botteghe oscure" e di "Paragone" dal 1953. Nel 1956 ha vinto il premio Strega e nel 1962 il premio Viareggio.
Opere
La prima opera che ebbe veri consensi fu Una città di pianura, in cui Bassani si poneva, col suo stile discreto, sul piano di una letteratura di solitudine in contrapposizione alla letteratura del conformismo fascista.
Quando Bassani pubblicò i tre lunghi racconti de La passeggiata prima di cena (1953), Pasolini mise in rilievo, in quel tipo di narrativa, una sorta di compromesso fra una misura memoriale-lirica e un modo di affrontare la realtà non insensibile alle istanze del Realismo postbellico, attraverso il moralismo di fondo, tipico dell'autore. Successivamente Bassani, in Cinque storie ferraresi (1955), riunendo insieme alcuni racconti tipici della comunità israelita ferrarese, abbandonava le formule esterne del suo impegno formale per penetrare più a fondo la sua materia, fino a trarne fuori liricamente il proprio sentimento del dolore e la elegiaca contemplazione della morte.
Dopo queste Cinque storie, il primo libro che rivela la raggiunta maturità di Bassani è Gli occhiali d'oro (1958) che segna un duplice stacco qualitativo rispetto alla precedente produzione: da una parte per lequilibrio dei temi e dei toni narrativi, e dall'altra per il passo avanti compiuto nello stile più abilmente costruttivo e incisivamente ironico nei rapporti funzionali della vicenda. Al fondo dell'anímo di Bassani c'è sempre la protesta morale contro la società fascista ipocrita, malata e conformista.
Qui protagonista è un relitto umano, il dottor Fadigati, la cui condizione di omosessuale, viene in parte occultata dalla sua discrezione, dal suo voler salvare le apparenze, per cui la società borghese lo tollera attribuendogli soltanto il titolo di persona strana. Ma quando si innamora del giovane studente universitario ferrarese Deliliers, quella società borghese di provincia reagisce allo scandalo della pubblica relazione.
"Dove i toni corali della narrativa di Bassani tentano misure nuove, è nella descrizione della vita nel luogo di villeggiatura, Riccione, dove scoppia lo scandalo di Fadigati: una descrizione per appunti tersi e precisi, per notazioni acute, dove la resa del dato realistico lascia sempre un'ingente parte all'incisivo intervento dell'ironia, come segno stilistico della presenza del giudizio morale, ma calato nella situazione, nella piega della parola" (Barberi Squarotti)
Il giovane ebreo che racconta, diventa protagonista di una vicenda che man mano si complica fino a diventare drammatica, quanto più appare frivolo lo sfondo di quella vita balneare. Le conseguenze di quella villeggiatura-avventura saranno tragiche, perché il giovane ebreo sarà messo al bando anche in virtù delle leggi razziali; Fadigati, invece, subirà lo scandalo della sua relazione omosessuale con Deliliers, che fuggendo lo avrà derubato e lo avrà lasciato sentimentalmente distrutto. A lui non resterà che il suicidio come protesta verso una società così ipocrita da bandirlo ai margini della vita sociale.
Le pagine in cui Bassani esprime l'angoscia dei due perseguitati sono improntate alla suprema discrezione narrativa tipica del miglior suo stile e alla misura eccezionale della sua amara ispirazione morale.
Questa lunga storia ferrarese veniva poi ripubblicata con le altre nel 1960 col titolo di Le torri ferraresi, come se Bassani volesse includere in un unico ciclo narrativo tutte le precedenti esperienze narrative di Cinque storie ferraresi.
Da questo dissidio tra una matura coscienza storica e una irresistibile vocazione elegiaca e consolatoria nasce il capolavoro di Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini (1962). Con questo romanzo Bassani riequilibrava le sorti del romanzo italiano del Novecento, impostato sul piano di un Realismo tradizionale o sul piano di un nuovo Realismo sperimentale, offrendoci, polemicamente, un romanzo impostato sul cuore, sull'elegia, sull'idillio, redatto su una sorta di equilibrio tonale tra storia e invenzione.
Lepigrafe manzoniana (Che sa il cuore?) introduce il tema di fondo che può riassumersi così: "il mescolarsi nella memoria dell'affettuoso e del solenne, di ciò che passò inavvertito e di ciò che la morte, fermandolo per sempre, ha reso sacro [...]. Analoga funzione ha il bellissimo prologo, la visita alle millenarie tombe etrusche di Cerveteri. Quei luoghi di morte, solidi e massicci, ove si provvedeva a raccogliere gli oggetti e le immagini di ciò che rendeva bella e desiderabile la vita, gli suggeriscono l'immagine consolante di un'eternità [ ... ].
Subito dopo, [
], ecco il ritratto di Ferrara ebraica, con i ricchissimi Finzi-Contini, [
]con la loro vocazione alla solitudine [ ...] e dall'altro lato la borghesia ebraica moderna, integrata nel mondo fascista,[
], in contrasto con il mondo chiuso, tradizionalista, fedele ai riti di cui era figlia" (Pampaloni).
La vecchia famiglia dei Finzi-Contini vive completamente isolata. Ma le leggi antisemitiche del Fascismo in parte riescono a rompere questo isolamento, in quanto alcuni ragazzi ebrei, espulsi dal circolo del tennis, sono stati invitati a giocare nel campo privato dei Finzi-Contini. Il protagonista del romanzo può così conoscere di persona Micòl, il fratello Alberto, i loro genitori, il professore Ermanno, un amico di Alberto, MaInate ed altri giovani.
Al centro delle attenzioni di tutti è la misteriosa Micòl, di cui il protagonista-narratore si innamora, e da cui viene respinto. Micòl appare inibita ad ogni azione, non ama, non vuol fidanzarsi, non sa entrare nel cerchio della vita normale, e, come la sua famiglia, non crede nel futuro, ma soltanto nel presente o nel passato. La sua amicizìa col protagonista non è fondata sulla prospettiva di un futuro felice, ma si regge soprattutto sulle evocazioni tenere ed elegiache del passato tanto che le profferte amorose altro non fanno che annoiarla. Ma agli inizi della guerra ella e l'intera famiglia, tranne il fratello che muore di malattia nel 1942, vengono deportati in Germania.
"La vera dimensione del personaggio Micòl, [
] è in realtà la morte. [
].Ella ha in sé tanta vitalità e tanto futuro perché in realtà ne è priva, e il capriccioso giuoco del suo vivere non lascia cenere
"(Pampaloni).
Il tema di fondo rimane sempre quello della solitudine e della esclusione dalla vita; questa condizione esistenziale nel romanzo è rivissuta nella memoria e nel tenue delicato ricordo elegiaco che avvolge le cose e gli avvenimenti drammatici in un'aura di fiaba lontana e quasi irreale. Tutta quella lunga storia ferrarese rimane come un'idealizzazione di luogo di idillio e di pace, mentre fuori le mura urge già tragicamente la tragedia della storia più violenta e la tempesta delle persecuzioni viene a distruggere questo estremo rifugio in un mondo di sogno. La guerra ha distrutto tutto, anche l'unico rifugio di pace e di amore. E forse il romanzo tocca gli accenti struggenti dell'elegia in questo conflitto interiore che si svolge nell'animo dello scrittore tra il mito feroce e violento della storia e il rifiuto netto e deciso di essa, tra l'incapacità di bruciare il ricordo del passato nel fuoco di una matura coscienza storica e progressiva e il bisogno di consolazione evocativa. Di qui la natura intimista di questo bellissimo romanzo, che si pone tra i più significativi del rapporto tra narrativa e crisi della coscienza moderna.
Il tema dell'isolamento e della solitudine, iniziato con Gli occhiali d'oro, continua su di un piano di sofferenza esistenziale nel romanzo Dietro la porta (1964). Il protagonista, giovane sedicenne di famiglia borghese benestante, ingenuo e sensibile, viene tradito dal suo migliore amico, il quale sparla di lui, e della sua famiglia; attraverso le sue parole, gli crolla il mito della sua famiglia, ed egli non può più guardare il padre e la madre con gli occhi di prima.
Quel contatto rude lo ha messo dinanzi alla vita come è, dinanzi alla perfidia, al tradimento, alla corruzione e al peccato. Non riesce neanche a picchiare lamico, perché comprende che il suo idillico mondo infantile è del tutto fittizio. Qui "la crudeltà non è nutrita di compiacenza, anzi è sostenuta dall'intelligenza, da una strenua volontà di capire, per portare quel mondo di ricordi così labile e sfuggente, al livello della ragione e della storia" (Salinari).
Nel complesso tutta la vicenda matura una specie di vocazione masochistica, attraverso una curiosità inappagata per il mondo misterioso del sesso, per cui si spiega nel protagonista quella sua predestinazione a sfuggire le responsabilità, restandosene a guardare "dietro la porta", mentre gli altri gli mostrano la realtà come vogliono.
Il tema della solitudine e del suicidio, in una metafora secondo cui al di là della morte c'è la perfezione, trova una nuova dimensione letteraria ne L'airone (1968). Questa volta il protagonista è un ebreo agrario deluso e sconfitto, Edgardo Limentani, proprietario terriero della bassa padana ferrarese, di circa quarantacinque anni, il quale una domenica d'inverno vive la sua ultima parabola di vita fino al suicidio.
Nel giro di un giorno Edgardo ripercorre tutto intero il ciclo cosmico dalla vita alla morte. Bassani ha analizzato e rappresentato minuziosamente tutte le azioni e le meditazioni del suo protagonista, per scoprire il senso dellineluttabilità del suo destino di morte.
Edgardo si sveglia all'alba di una domenica per andare a caccia. Una breve visita alla stanza della moglie e un saluto alla figlioletta ancora addormentata,
d'un tratto fu oppresso da un'angoscia indicibile, da una desolazione senza rimedio. Non sapeva perché. Era come se qualcuno, all'improvviso e in silenzio, gli si fosse buttato addosso. Come se fosse stato aggredito da una bestia.
Discende in portineria, conversa col portinaio, poi va al caffè, accenna alle sue disgrazie familiari, poi la meditazione:
Oh, se avesse potuto nonostante tutto restare là, al caldo della portineria, nascosto ai suoi di casa e a chiunque altro fino a sera! In cambio avrebbe dato qualunque cosa.
La telefonata in casa del cugino Ulderico, permettendogli di scambiare alcune frasi con uno dei bambini, , gli dà tutta la misura della sua disperata sete affettiva. Così egli resta in uno stato di pigrizia mentale sino a quando il bracciante Gavino, che lo accompagna alla caccia, uccide un airone
Davanti a quell'airone ferito a morte Edgardo comincia a riconoscere la condizione psicologica di se stesso.
"
Ferito, [
] destinato a morire, [
], sembra ancora capace nella memoria di una libertà sconfinata, [
]. La sua povera fragilità, ossa e piume, si trasforma in una immagine del sacro, riscattata alla verità dal suo stesso essere vittima. C'è un al di là della storia ove i vinti sino in fondo, i perduti, trovano giustizia per il loro semplice "essere stati" [
]. Nella morte è non soltanto la pace liberatrice dal fastidioso tedio del vivere, ma qualche cosa di più inebriante e risolutivo, la verità. La poesia dell'Airone trova il suo spazio nel cerchio di tale metafora" (Pampaloni).
Poetica
Il suo noviziato fu lungo e assai meditato, cadendo tra gli anni della seconda guerra mondiale, la Resistenza, la prigione, la tragica vicenda delle vittime del nazismo; poi ci fu il tirocinio poetico, che risalendo a Montale non poteva non cantare il male di vivere e la preghiera al Dio che governa le sorti della storia e lascia alle anime il loro destino di morte.
Le sue prime poesie oscillano tra un'intonazione ermetica e una sensibilità crepuscolare. La sua ispirazione è nutrita di profonde esigenze morali, giustificate dalla sua condizione di antifascista e di israelita che ha tratto dalla realtà della sua esperienza un senso amaro della sconfitta e del dolore, pur senza rinunciare alla protesta dello spirito. Ovviamente questa esperienza, sofferta da lui nella carne e nello spirito, meditata attraverso un acuto.senso critico, non venne trascritta nelle forme documentarie del Neorealismo, bensì filtrata attraverso una lunga meditazione culturale; per cui si può affermare che le prime prose e le poesie di Bassani, in un certo senso anticipano, anche sul piano cronologico, la tematica e la natura lirica dello stile delle sue opere narrative mature
Tematica
Bassani, dopo un breve tirocinio lirico si è dato quasi interamente alla narrativa col proposito di ritrarre la realtà, ma attraverso il filtro della memoria, interpretando, fatti e figure reali di vita cittadina in funzione della propria storia interna, della sua solitudine elegiaca sullo sfondo di una documentata prospettiva di una società e di un costume borghese.
Ma la sua poetica lo tiene lontano tanto dal memorialismo quanto dal Realismo, poiché "quella memoria non si lascia mai, o quasi mai, andare al piacere dell'evocazione per l'evocazione, non è una memoria magica ma una memoria giudice, permeata di senso critico e di ironia, anche se la sua introspettività avvolge i fatti in una rete sottilissima di rifrazioni; e la cronaca, il documento, d'altro lato, sono volti a significare, la sua concezione della vita, pessimistica di un pessimismo che è in stretto rapporto con l'origine israelitica di Bassani, con quel senso di solitudine, di tristezza proprio della sua gente antica.
Una concezione, che le persecuzioni razziali del Fascismo acuirono, portandolo ad una ribellione che, ancor prima di tradursi in azione partigiana, fu ideologica e morale: e ciò spiega come la sua narrativa, si riallaccia alla letteratura della Resistenza, con speciale riguardo, appunto, alla comunità ebraica ferrarese [...]. Narrativa nata con piena consapevolezza di ciò che si prefiggeva, senza incertezze e sprechi: sotto l'urgere di quelle drammatiche vicende la sua educazione letteraria fu tutta una cosa con la sua formazione morale; ed egli, pur rifuggendo da ogni abbandono sentimentale o sfogo polemico, e anzi proponendosi un classico rigore formale, è rimasto sensibile all'esigenza romantica di una letteratura come confessione e documento umano. Pertanto, se psicologismo e intimismo sono gli elementi principali della sua arte, l'oggettività, il distacco espressivo restano il suo fine: non per nulla gli scrittori della cui lezione più sembra essersi giovato, sono James da un lato e Flaubert dall'altro" (Bocelli).
Tema centrale, ormai definitivamente assunto da lui, è il mondo ebraico di Ferrara durante il regime fascista; protagonisti sono quasi sempre vedove, perseguitati razziali, maestrine socialiste, cioè tutta gente dal cuore semplice, sopraffatta dalla vicenda storica e vinta ab aeterno, per un triste destino di razza.
"La storia, la società dell'uomo, gli si configurano come un misterioso recinto che l'uomo può rifiutare di ritenere accettabile ma da cui non può uscire, alla cui costruzione può negare la sua collaborazione ma dalle cui mura non potrà seguitare a non essere costretto. Storia e coscienza individuale si pongono come mondi non comunicanti, luoghi della durezza del vero e dell'incanto del sogno, della permanenza nel dramma e della fuga nell'idillio" (Manacorda).
In conclusione, possiamo dire che in Bassani - diversamente da Cassola, anche lui poeta della solitudine - sopravvivono molte suggestioni decadenti, non solo per la costante predilezione per i ceti borghesi e la sua difficoltà ad aderire al mondo proletario, ma soprattutto per la sua inquietudine religiosa, per il senso ossessivo della morte e della caducità delle cose, per il gusto della memoria che ricostruisce nell'elegiaca rievocazione del tempo passato la instabilità delle cose amate, e per il suo sempre presente autobiografismo inteso come coscienza drammatica e pessimistica della vita.