-S. Agata-

Il nome "Agata" è di origine greca e significa "buona". La tradizione vuole la nascita della patrona a Catania, l'8 settembre del 237, da genitori nobili e cristiani. Tutti i biografi concordano nell'affermare che il martirio d’Agata avvenne in Catania, alle none di febbraio (5 febbraio) del 251, durante il terzo consolato di Decio (245-251), quando la Sicilia era governata dal console Quinziano. La ragazza aveva appena quattordici anni quando fu catturata per ordine di Quinziano e consegnata a una matrona dissoluta, Afrodisia, perché la indottrinasse nella religione pagana e la inducesse a ripudiare quella cristiana. Afrodisia tentò invano di farla abiurare, promettendole anche grandezza e felicità e ammonendola che, se avesse perseverato nelle sue credenze, sarebbe andata incontro ai rigori previsti per chi disprezzava le leggi dello Stato. Ma Agata non cambiò idea e Afrodisia, sconfitta, la riconsegnò a Quinziano che la interrogò personalmente. Degli interrogatori, svoltisi per quattro giorniBusto di S. Agata in più riprese, e del martirio, non esistono atti ufficiali; esistono, invece, tre diverse narrazioni, e nelle sue "Confessioni" , S.Agostino scrive che la santa andava incontro ai tormenti e al carcere come se fosse stata "invitata a nozze". Si narra che Agata sia stata rimandata in carcere affinché riflettesse sulla sua decisione, ma il giorno dopo, durante il nuovo interrogatorio ella rispose che la sua salvezza era Cristo. Il console la fece allora sottoporre all'eculeo (strumento di tortura, sorta di cavalletto su cui la vittima veniva tratta a forza in direzioni opposte), quindi ordinò che le strappassero una mammella e la riportassero in carcere, dove, a mezzanotte, arrivò un vecchio, preceduto da un fanciullo, che avrebbe voluto curarla con medicine e unguenti. La fanciulla si rifiutò, dicendo che Cristo, soltanto Cristo, avrebbe potuto salvarla e il vecchio rispose che proprio Cristo lo aveva mandato, e scomparve. Agata scoprì con stupore che le sue ferite erano guarite e la mammella risanata. Nel carcere brillò per tutta la notte una luce, nel vedere la quale i carcerieri scappavano atterriti; gli altri prigionieri che erano con lei la esortarono a fuggire, ma ella si rifiutò e il giorno dopo fu condotta di nuovo dinanzi a Quinziano, che si stupì della guarigione e si inasprì poichè lei affermò: "Mi ha curato Cristo, figlio di Dio". Allora il giudice ordinò che sul terreno fossero messi carboni ardenti, che su questi si spargessero acuti cocci e che Agata vi fosse rivoltata sopra, a corpo nudo. Mentre ciò accadeva, crollò una parte della parete di quella stanza e seppellì, tra gli altri, il consigliere di Quinziano, Silvano, e un amico di questi, Falconio. Un terremoto scosse la terra, e i catanesi capirono che quella era la punizione per il supplizio che il giudice aveva inflitto alla serva di Dio e si ribellarono. Quinziano, impaurito dal terremoto e dalla sommossa, fuggì. Agata invocò dal Signore la morte e, "alla presenza di molti, rese lo spirito". Era il 5 febbraio. Accorse molta altra altra gente; pietosamente il corpo della vergine fu unto con aromi e seppellito con cura. Mentre ciò avveniva arrivò un giovane, mai visto prima, che indossava abiti di seta (evidentemente un angelo), che depose accanto al capo della defunta una tavoletta di marmo con questa scritta: "Mentem Sanctam Spontaneum Honorem Deo et Patriae Liberationem" (le iniziali MSSHDPL si trovano in cima all'obelisco della fontana dell'elefante). Agata fu seppellita secondo la legge romana. Quinziano partì col suo seguito per arrestare tutti i parenti di lei, ma mentre su una barchetta attraversava il fiume Simeto vi annegò. Un anno dopo, il 1° febbraio, l'Etna entrò in eruzione e la lava scendeva verso Catania;. Gli abitanti dei villaggi montani scesero a precipizio verso la città, corsero al sepolcro di Agata e, preso il velo della martire, che lo copriva, lo opposero al torrente di fuoco che avanzava, era il 5 febbraio. La lava si fermò. Il corpo di Agata fu custodito, nel periodo che va dalla morte della vergine (251) all'8 gennaio 1040, a Catania, nella chiesa di Sant'Agata la Vetere, cosi detta perché fu l'antica Cattedrale di Catania (la chiesa sorse in quello che era allora il suburbio di Catania, nei luoghi consacrati dal martirio di lei: il carcere, la fornace dell'ultimo supplizio, il sepolcro). La sera di quell'8 gennaio il corpo fu rapito dal comandante Giorgio Maniace, inviato nel 1036 in Sicilia da Michele Paflagonio, imperatore di Costantinopoli, per domare i saraceni che da gran tempo vi dominavano; e fu trasportato a Costantinopoli, donde ritornò nella sua città il 17 agosto 1126 (come attestato da numerosi documenti, fra cui fondamentale è una lettera del benedettino Maurizio, vescovo di Catania dal 1124 al 1143), e conservato nella nuova basilica, il , costruita dal normanno conte Ruggero e consacrata il 15 maggio 1094. II culto di Sant'Agata è diffuso nel mondo. A Catania sono dedicate al suo nome numerose chiese, sono stati eretti numerosi monumenti e nella basilica cattedrale si conservano le sue reliquie.

I festeggiamenti in onore della santa hanno inizio, ogni anno, il 27 gennaio e proseguono sino al 12 febbraio. Ma, in realtà, sono tre i giorni di grande solennità e tra questi due sono quelli più significativi, il 4 e il 5 febbraio quando S. Agata, nel suo argenteo fercolo ("'a vara") attraversa i quartieri alti e quelli popolari. La giornata del 3 si divide in tre momenti: la solenne e lunga processione dell’offerta della cera cui partecipano le autorità civili, religiose e militari. La processione si snoda dalla Chiesa di S. Agata alla Fornace sino alla Basilica Cattedrale; chiudono il corteo le 11 candelore, grossi ceri rappresentativi delle corporazioni o dei mestieri. Infine, la sera, ha luogo un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio in Piazza Duomo, che oltre ad esprimere la grande gioia dei fedeli, ha un significato

La festa di S. Agata
particolare: ricorda che la patrona vigila sempre sul fuoco dell’Etna e su tutti gli incendi. Il 4 febbraio è il giorno più emozionante, perché segna il primo incontro della città con la patrona. Già alle prime luci dell’alba le strade sono affollate di "cittadini", devoti che indossano il tradizionale "sacco" (un camice votivo di tela bianca), un berretto di velluto nero, guanti bianchi, e sventolano un fazzoletto dello stesso colore. Tutto ciò, oltre a dare una splendida e suggestiva immagine, è caratteristico anche per la storia che racchiude: infatti, il "sacco" rappresenta l’abbigliamento notturno che i catanesi, nel 1126, indossarono quando corsero incontro alle reliquie della santa riportate da Costantinopoli, e lo sventolio dei fazzoletti sta ad indicare l’esultanza di quella notte. La processione del 4 dura l’intera giornata ed attraversa i luoghi del martirio, ripercorrendo le vicende della storia della "Santuzza". Per mezzo di due lunghissimi cordoni quattro o cinquemila devoti trainano il pesante fercolo. Il giro si conclude entro le prime ore del giorno successivo. E sul fercolo del 5 febbraio, i garofani rossi del giorno precedente (simboleggianti il martirio) vengono sostituiti dai garofani bianchi (che indicano la purezza, la verginità).Nel pomeriggio ha inizio la seconda parte della processione, il cui momento più atteso è la ripida salita di Via San Giuliano (la cosiddetta "acchianata"), che proprio per la pendenza è il punto più pericoloso. Secondo la tradizione, se questa salita verrà percorsa in più tratti ciò non sarà di buon auspicio per l’anno che è appena iniziato.

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