PENA DI MORTE
QUANDO LA VITA GENERA MORTE (LEGALMENTE)
L'UE CONTRO LA PENA DI MORTE
Il 29 giugno 1998 a Lussemburgo i 15 ministri degli Esteri dei Paesi dell'Unione Europea si sono schierati compatti per l'abolizione universale della pena capitale, per una battaglia che diventa un elemento intrinseco della politica UE in materia di diritti umani; l'UE infatti pone tra le condizioni per l'adesione la non applicazione della pena di morte. Questa crociata è sostenuta inoltre da un forte movimento di opinione pubblica.
Durante la riunione dei ministri dell'UE, si è ricordato un dato importante: l'84% delle esecuzioni mondiali avviene in quattro paesi; nel 1997, in Cina sono state eseguite 1644 condanne a morte, in Iran 143, in Arabia Saudita (dove viene praticata la decapitazione) 122, negli USA 74. E tutto ciò senza riuscire a debellare la criminalità, come si prefiggevano i sostenitori della pena capitale. Inoltre, in alcuni Paesi (fra cui gli USA) vengono giustiziati anche minori, mentre in Cina i soldati dei plotoni di esecuzione puntano solo contro certe parti del corpo dei condannati per preservarne altre che vengono destinate agli espianti e quindi al commercio d'organi.
L'Italia è in prima linea in questa battaglia, infatti fu l'Italia che a Ginevra presentò la mozione contro la pena di morte alla commissione per i diritti umani dell'ONU.
|
|