Sangue!

PENA DI MORTE
QUANDO LA VITA GENERA MORTE (LEGALMENTE)

È EFFICACE CONTRO GLI OMICIDI?

L'argomento più spesso usato a sostegno del mantenimento della pena di morte nelle repubbliche ex-sovietiche è quello della necessità di non eliminare dall'ordinamento un deterrente particolarmente efficace nei confronti di omicidi e di altri gravi reati comuni. Eppure nessuno degli ormai numerosi studi condotti in materia ha potuto dimostrare la maggiore efficacia deterrente della pena di morte rispetto ad altre pene.
È del tutto errato ritenere che la maggiorparte di coloro che commettono crimini gravi quali l'omicidio calcolino razionalmente le conseguenze delle loro azioni. Gli omicidi sono spesso commessi in momenti di passioni, quando forti emozioni prevalono sulla ragione. Sono a volte commessi sotto l'effetto di droghe o alcol, o in momenti di panico quando il colpevole è scoperto nell'atto di rubare. Alcuni soggetti colpevoli di omicidio hanno problemi di grave instabilità psichiatrica o sono malati mentali. In nessuno di questi casi è pensabile che il timore di essere condannati a morte possa operare come deterrente efficace.
Vi è un altro grave limite a cui va incontro l'argomento della deterrenza. Anche chi progetta un crimine in maniera calcolata può scegliere di procedere, nonostante la consapevolezza del rischio che corre, nel convincimento che non sarà scoperto. La maggioranza dei criminologi sostiene da tempo che il modo migliore per scoraggiare questo tipo di comportamento criminale non è quello di accrescere la severità della punizione, ma di aumentare le probabilità di scoprire il delitto e di condannare il colpevole.
Addirittura è possibile che la pena di morte abbia effetti contrari a quelli voluti. Chi sa di rischiare la morte per il reato che sta commettendo può essere, in certi casi, incoraggiato ad uccidere i testimoni del suo crimine o chiunque altro possa identificarlo e farlo incriminare.
Infine, i dati sulla diffusione dei crimini negli Stati abolizionisti non dimostrano affatto che l'abolizione della pena di morte ha provocato il loro incremento. Nel 1988 il Comitato per la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite ha condotto uno studio relativo ai dati esistenti in ordine al rapporto fra pena di morte e tasso degli omicidi, concludendo che:

Lo studio non ha potuto offrire sostegno scientifico alla tesi che le esecuzioni capitali producono effetti maggiori del carcere a vita ed è improbabile che una prova del genere possa essere presto disponibile. L'insieme dei dati, infatti, al momento non corrobora in alcun modo la tesi della deterrenza.

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