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Impresso su una stele di diorite alta più di due metri, il Codice di Hammurabi fu scoperto da un'equipe di archeologi francesi a Susa, in Iraq, nel 1902. La pietra, spezzatasi in tre parti, è ora ricomposta e conservata al museo del Louvre a Parigi.
L'origine divina della legge scritta è sottolineata da un bassorilievo nel quale Hammurabi è ritratto mentre riceve il codice dal dio del sole, Shamash, che a Babilonia era simbolo di giustizia. Il codice è redatto su colonne orizzontali di scrittura cuneiforme: sedici colonne da un lato della stele e ventotto dall'altro. Articolato in 28 paragrafi, inizia con la disciplina del processo, cui seguono le leggi sul diritto di proprietà, sui prestiti, sui depositi, sulle obbligazioni, sulla proprietà domestica, sul diritto di famiglia. Nella parte che disciplina i danni alla persona sono previste sanzioni per i danni causati dall'errore dei medici durante gli interventi operatori, e per i danni causati da negligenza negli scambi commerciali; nel codice sono inoltre fissate le tariffe per varie forme di servizi commerciali ed economici. Termina con la celebrazione delle grandi opere di pace compiute da Hammurabi che è stato chiamato dagli dei "a distruggere le forze del male e a far prevalere la giustizia sulla terra".
Il codice di Hammurabi, che non contiene norme sulla religione e in cui, similarmente al principio semitico dell'"occhio per occhio, dente per dente", il diritto penale è basato sulla legge del taglione, offriva protezione alle classi più deboli della società babilonesi (donne, bambini). Per l'epoca in cui fu emanato, esso è indice di una civiltà molto progredita. |